Iraq, una guerra illegale


Tempo fa scrissi qualche riga sulla questione della Guerra del Golfo. Oggi che gli attori di quella vicenda sono quasi tutti usciti di scena in un modo o nell’altro e che anche gli USA si apprestano a “disimpegnarsi” da quella parte del mondo, quelle righe mi son ricapitate tra le mani e mi va di pubblicarle qui…

3 Agosto 2009

22 Dicembre 2004

Iraq

Iraq

Ha fatto molto scalpore in questi giorni la dichiarazione del Segretario Generale dell’ONU Kofi Hannan, secondo il quale la guerra mossa da Stati Uniti e Gran Bretagna all’Iraq sarebbe stata illegale (BBC).

Esistono in effetti delle ragioni di diritto internazionale che confermano la clamorosa dichiarazione di Kofi Hannan e il Segretario Generale delle Nazioni Unite è un diplomatico, anzi: è il principe dei diplomatici, dati il suo ruolo e la sua posizione. Il suo messaggio, tuttavia, è tutto fuorché diplomatico – ad essere onesti è brutalmente politico – e le motivazioni formali non sono troppo interessanti. Vediamo quindi cosa rende questo conflitto illegale nella sostanza.

A parte il dato ormai acquisito che nessuno degli attentatori dell’11/9 era iracheno, c’è stata una commissione – la commissione 11/09 – nominata dal Congresso degli USA e dal presidente Bush, che ha stabilito ufficialmente che tra gli attentati del 11/9 e l’Iraq non c’era alcun rapporto, così come non c’era alcun rapporto tra il governo irakeno e il terrorismo internazionale di Al Queda.

Come se ciò non bastasse il rapporto di cui sopra scagiona l’Iraq anche dall’attentato terroristico al WTC del 1993. Il rapporto integrale è scaricabile gratuitamente e in vari formati (pdf e html) dal sito ufficiale della commissione.

Quindi perché la guerra all’Iraq? Pericolosissime armi di distruzione di massa, ci hanno detto.

Procediamo con ordine. Tra il 1990 e il 1991 si combatté la prima Guerra del Golfo, per liberare il Kuwait dall’invasore irakeno. L’operazione Desert Storm spazzò via l’esercito di Saddam Hussein e le successive sanzioni imposte dall’ONU all’Iraq imposero la distruzione delle tristemente famose armi di distruzione di massa prodotte, usate e accumulate tra il 1980 e il 1988 nella guerra Iran-Iraq contro iraniani e kurdi: armi chimiche, batteriologiche, gas tossici, missili a lunga gittata e programmi per lo sviluppo di armi nucleari. Fu la missione UNSCOM delle nazioni unite a controllare l’effettivo smantellamento di quell’arsenale.

La missione UNSCOM

Parliamo di ONU e del disarmo dell’Iraq. Dai rapporti degli ispettori risulta che sotto la missione UNSCOM fu distrutta la maggior parte del potenziale bellico iracheno. Furono smantellati o distrutti tutti gli impianti militari e civili usati o potenzialmente usabili per produrre le armi di distruzione di massa (comprese le latterie dove si produceva yogurt).

«The disarmament phase of the Security Council’s requirements is possibly near its end in the missile and chemical weapons areas»
[ Rapporto del presidente esecutivo alle attività di supporto al paragrafo 9 della risoluzione 687 del 1991, S/1998/920, 6/10/1998, paragrafo 67 ]

«The elements presented above indicate that, in spite of well-known difficult circumstances, UNSCOM and IAEA have been effective in uncovering and destroying many elements of Iraq’s proscribed weapons programmes in accordance with the mandate provided by the Security Council. It is the panel’s understanding that IAEA has been able to devise a technically coherent picture of Iraq’s nuclear weapons programme. UNSCOM has achieved considerable progress in establishing material balances of Iraq’s proscribed weapons. Although important elements still have to be resolved, the bulk of Iraq’s proscribed weapons programmes has been eliminated. In this connection, reference was made to a possible “point of impasse” in the further investigation of these issues under the current procedures which might correspond to an apparent diminishing return In recent years»
[ Rapporto “Amorim” del 27/3/1999, S/1999/356 ]

«I would say that we felt that in all areas we have eliminated Iraq’s capabilities fundamentally. There are some question marks left. That’s why I think that we should take a new track like the one that I proposed: Which is to establish a short controlling regime which prevents the build-up of new weapons. I think that it is according to the line that you were speaking of. So I think that we were in agreement»
[ Rolf Ekeus, capo dell’UNSCOM dal 1991 al 1997, in un seminario ad Harvard nel maggio del 2000 (AP, 8/16/00) ]

Contemporaneamente la missione IAEA aveva azzerato il programma nucleare Iracheno. Ma sulle conclusioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, come vedremo più avanti, il presidente Bush troverà modo di inciampare in modo clamoroso.

La missione, che si rivelò subito un’arma per tenere sotto pressione il regime irakeno, fu bloccata e fatta ripartire più volte, fino all’escalation che portò alla seconda guerra nel golfo.

Il tentativo delle diplomazie di evitare il peggio fu la missione ONU denominata United Nations Monitoring, Verification and Inspection Commission (UNMOVIC), prevista dalla risoluzione 1284 del Consiglio di Sicurezza.

Il rapporto Blix

Hans Blix

Hans Blix

La missione UNMOVIC fu parzialmente boicottata non solo da Saddam (che accettò di collaborare pienamente con grande ritardo) ma anche dagli stessi USA, che fornirono rapporti di intelligence falsi per provocare gli irakeni e perdere tempo:

«Visitammo una quantità di siti fornitici dall’Intelligenge [americana e inglese] e solo in tre casi trovammo qualcosa, che comunque non aveva nulla a che fare con le armi di distruzione di massa. Rimasi abbastanza perplesso di questa cosa, devo dire. Rimasi impressionato perchè mi fu detto che mi avrebbero fornito le migliori informazioni di intelligence che avevano e così pensai: “Dio mio, se queste sono le migliori informazioni e non abbiamo trovato nulla cosa succederà con le altre?”»
[ Hans Blix, capo degli ispettori UNMOVIC, in un’intervista del giugno 2003 ]

Ciò nonostante la missione UNMOVIC si spinse oltre i risultati dell’UNSCOM. Hans Blix, a capo degli ispettori, nel suo rapporto al consiglio di sicurezza ONU del Marzo 2003, arrivò a parlare di una collaborazione proattiva da parte irachena, e richiese ufficialmente qualche mese per portare a termine il suo compito. Il discorso di Blix fece infuriare non poco Colin Powell che in quell’aula pochi giorni prima aveva agitato una fiala di antrace in polvere e le foto satellitari di camion che avrebbero dovuto essere impianti mobili; prove inconfutabili, disse lui; prove smentite da Blix in quell’occasione.

«Come notato il 14 febbraio, i servizi segreti hanno affermato che le armi di distruzione di massa verrebbero spostate in giro per l’Iraq con dei camion e, in particolare, che ci sarebbero unità di produzione mobili per le armi biologiche. La parte Irachena ha dichiarato che tali attività non esistono. Parecchi controlli sono stati fatti nei siti indicati e in altri non indicati alla ricerca di impianti di produzione mobili. Sono stati visti laboratori mobili per l’analisi del cibo, officine mobili e grossi container con attrezzature per il trattamento delle sementi. Non è stata finora trovata alcuna prova di attività proibite. Ci aspettiamo che l’Iraq ci aiuti nell’individuare modalità credibili per operare controlli a campione sui trasporti via terra»
[ Rapporto del capo della missione UNMOVIC al Consiglio di sicurezza ONU, 7/3/2003 ]

Disse altre cose interessanti Hans Blix in quell’occasione. Parlò dei fantomatici depositi e laboratori sotterranei:

«Ci sono stati rapporti [dell’intelligence USA, n.d.a.], negati dalla parte irachena, che le attività proscritte siano condotte nel sottosuolo. L’Iraq dovrebbe fornire le informazioni sulle strutture sotterranee adatte alla produzione o allo stoccaggio di armi di distruzione di massa. Durante i controlli delle strutture dichiarate o desunte le squadre di controllo hanno esaminato gli edifici alla ricerca di ogni possibile fabbrica sotterranea. In più sono stati utilizzati radar in grado di analizzare il sottosuolo in parecchie aree specifiche. Finora non è stata trovata alcuna struttura sotterranea per la produzione o lo stoccaggio di materiali chimici o biologici»

Parlò dell’accesso ai siti:

«[…] per quanto concerne l’accesso rapido ai siti, abbiamo avuto relativamente poche difficoltà.»

Parlò dei mezzi di sorveglianza:

«Le difficoltà iniziali sollevate dagli iracheni circa gli elicotteri e gli aerei di sorveglianza che operano nelle no-fly zone sono state superate. Questo non significa che l’andamento dei controlli sia del tutto privo di frizioni, ma in questa congiuntura possiamo realizzare controlli professionali senza preavviso ovunque in Iraq, ed aumentare la sorveglianza aerea. I velivoli di sorveglianza U-2 americani e Mirage francesi ci forniscono già preziose immagini a supporto di quelle satellitari, e penseremmo di poter aggiungere presto la capacità di visione notturna grazie a un velivolo offertoci dalla federazione russa. Inoltre pensiamo di aggiungere una sorveglianza a bassa quota e ravvicinata tramite aerei telecomandati forniti dalla Germania.»

Missile Al Samoud

Missile Al Samoud

Di fatto quello che gli ispettori contestavano all’Iraq era la mancanza di documenti che permettessero di stabilire che fine avesse fatto quella parte dell’arsenale che mancava all’appello:

«L’Iraq, con un sistema amministrativo fortemente sviluppato, dovrebbe poter fornire prove documentali a proposito dei programmi relativi alle armi proibite. Soltanto alcuni di questi nuovi documenti sono emersi e sono stati consegnati fino ad ora da quando abbiamo ricominciato i controlli. È stata una delusione che alla dichiarazione irachena del 7/12 non siano seguite nuove prove documentali. Spero che gli sforzi a tale riguardo, compreso l’appuntamento con una commissione governativa, forniscano risultati significativi.»

In mancanza di documenti, dice Blix, servono testimoni. A quanto pare nemmeno da questo punto di vista l’Iraq parve tirarsi indietro:

«UNMOVIC ha i nomi di tali persone nei propri archivi, e costoro sono fra quelli che intendiamo intervistare. Nell’ultimo mese l’Iraq ci ha fornito i nomi di molte persone che possono essere fonti rilevanti di informazioni; in particolare, delle persone che hanno partecipato in varie fasi alla distruzione unilaterale delle armi biologiche e chimiche e dei missili proscritti nel 1991.

[…]

Anche se la parte irachena sembra consigliare agli intervistati di non chiedere la presenza dei funzionari iracheni (cosiddetti sorveglianti) o di registrare le interviste, le condizioni che garantiscano l’assenza di influenze indebite sono difficili da ottenere dentro l’Iraq. Le interviste fuori del paese potrebbero garantire queste condizioni. È nostra intenzione chiedere presto tali interviste [ non fecero in tempo a farlo, n.d.a ].

Tuttavia, malgrado le imperfezioni restanti, le interviste sono utili. Da quando abbiamo cominciato a richiederle, a 38 individui sono stati chieste le interviste private, e di questi 10 le hanno accettate alle nostre condizioni, 7 dei quali nell’ultima settimana.»

Blix continuò, parlando del mutato atteggiamento iracheno e delle idee degli scienziati di quel paese per valutare la quantità di agenti chimici o batteriologici dispersi nell’ambiente. Nelle conclusioni, dovendo valutare se la collaborazione irachena fosse stata immediata, senza riserve ed attiva (come richiesto dal paragrafo 9 della risoluzione 1441) disse:

«L’Iraq ha tentato di porre condizioni, come per gli elicotteri e gli aerei U-2. Tuttavia l’Iraq non ha perseverato in queste o altre condizioni contro l’esercizio dei nostri diritti di ispezione. Se l’avesse fatto l’avremmo denunciato.

È evidente che, anche se le numerose iniziative prese ora da parte irachena, volte a risolvere alcuni questioni sul disarmo aperte e di vecchia data, possono essere considerate come attive o addirittura proattive, arrivando a 3-4 mesi dalla nuova risoluzione non possiamo certo parlare di cooperazione immediata. Né necessariamente riguardano tutte le questioni importanti. Sono tuttavia benvenute, e l’UNMOVIC sta loro rispondendo nella speranza di risolvere ora le questioni insolute del disarmo.»

In sostanza: l’Iraq si è mossa in grave ritardo ma non ha ostacolato le indagini e ora collabora attivamente. Non è proprio quello che ci hanno raccontato l’amministrazione Bush e la stampa internazionale. Il capo dell’UNMOVIC terminò chiedendo non «anni, né settimane, ma mesi» per terminare le ispezioni.

La risoluzione 1441 merita un breve inciso. Questa risoluzione dice che se l’Iraq non offrirà una cooperazione immediata, senza riserve ed attiva per dirimere le questioni ancora aperte in materia di armi di distruzione di massa andrà incontro a “serie conseguenze“. Queste “serie conseguenze” sono state utilizzate dagli interventisti come ultima foglia di fico per dare una parvenza di legittimità alla guerra. In realtà la formula in questione fu proprio voluta da Francia, Russia e Cina per non avere un’azione automatica in caso di eventuali presunzioni di inadempienza. La risoluzione 678 che autorizzò la prima guerra del Golfo invitava “gli stati membri che cooperano con il Kuwait […] a usare tutti i mezzi necessari per sostenere ed attuare la risoluzione n. 660 […]“.

Della necessità di una ulteriore risoluzione, del resto, era convinto anche lo stesso Colin Powell, che il 17 gennaio 2003 dichiarava al Sueddeutsche Zeitung che gli USA «sono pronti a disarmare con la forza l’Iraq anche senza mandato delle Nazioni Unite nel caso che Baghdad non cooperi» (Corriere della Sera).

Gli USA verso il conflitto

George W. Bush e Colin Powell

George W. Bush e Colin Powell

Gli USA rifiutano la richiesta del capo degli ispettori (quanto fossero del resto interessati alle ispezioni ce lo fece sapere Hans Blix quando si tolse qualche sassolino dalle scarpe in un’intervista rilasciata poco dopo l’inizio del conflitto) e scatenano la guerra senza una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che sarebbe stata bocciata non solo per i veti di Francia, Russia e Cina, ma anche in termini percentuali: non avrebbero in ogni caso avuto la maggioranza.

Dicono di avere prove certe e inconfutabili della presenza di armi di distruzione di massa nel paese, e di avere prove altrettanto certe ed altrettanto inconfutabili dei rapporti tra Iraq ed Al Queda. Sui rapporti con Al Queda rimando al punto successivo.

Sulle armi di disrtuzione di massa il vice presidente Dick Cheney, in un discorso del 26 agosto 2002, sei mesi e mezzo prima della guerra, dice:

«Simply stated, there is no doubt that Saddam Hussein now has weapons of mass destruction […] There is no doubt he is amassing them to use against our friends, against our allies and against us»

Il presidente Bush non è da meno. Nel settembre del 2002 durante una conferenza stampa cita un documento dell’IAEA del 1998 dove si afferma che gli iracheni sono a soli 6 mesi dalla realizzazione della bomba atomica (Washington Post). Peccato che quel documento non esista. Mark Gwozdecky, portavoce ufficiale dell’IAEA, a tal proposito disse: “There’s never been a report like that issued from this agency” (CNN). Al contrario, il rapporto del 1998 dell’IAEA diceva che “there are no indications that there remains in Iraq any physical capability for the production of weapon-usable nuclear material of any practical significance” (Rapporto IAEA 927/1998).

Nell’ottobre 2002, nonostante queste smentite, in un discorso pubblico a Cincinnati, Ohio ribadisce:

«Le prove indicano che l’Iraq sta ricostruendo il suo programma di armamento nucleare. Saddam Hussein ha tenuto numerosi incontri con gli scienziati nucleari irakeni, un gruppo che lui chiama i suoi ‘mujahideen nucleari’ – i suoi guerrieri nucleari sacri. Foto satellitari rivelano che l’Iraq sta ricostruendo impianti e siti che nel passato sono stati parte del suo programma nucleare»

Tra le prove “inconfutabili” a supporto degli armamenti nucleari figura anche un rapporto di intelligence britannico a proposito di un acquisto di uranio da parte irachena in Nigeria. Bush nel gennaio 2003 nel suo discorso sullo stato dell’Unione dice:

«Il governo britannico ha appreso che Saddam Hussein ha recentemente ricercato quantità significative di uranio in Africa»

I primi dubbi sull’attendibilità di questa pista vengono già nel luglio del 2003 prima da parte dell’ex ambasciatore americano Joseph Wilson che poco diplomaticamente definisce l’affermazione di Bush una menzogna (CNN 7/7/2003); poi da parte della CIA che mette in dubbio (BBC 15/7/2003, BBC 31/7/2003) il rapporto dell’intelligence britannica. I dubbi poi si strasformano in certezze (si vedano le conclusioni dell’Iraq Survey Group più avanti in questo articolo).

Oggi gli stessi nigeriani del resto ci fanno sapere che per aver di queste certezze non serviva poi molto. Il rapporto britannico prendeva spunto da un presunto viaggio di una delegazione irakena in Nigeria. L’ex primo ministro nigeriano Ibrahim Mayaki ha dichiarato che nessuna delegazione irakena fu ricevuta in Nigeria mentre lui era primo ministro o ministro degli esteri, e che questo tipo di informazioni poteva essere “facilmente verificato dai servizi di intelligence occidentali” presso le autorità nigeriane (BBC, 14/7/2004).

Le armi ci sono: abbiamo le prove

George Tenet, Colin Powell e John Negroponte

Colin Powell. Alle sue spalle George Tenet (ex capo della CIA) e John Negroponte

Cominciamo – o meglio, continuiamo – con le dichiarazioni ad effetto…

Nel 2002 e nei primi mesi del 2003 nessuno pareva avere dubbi, a giudicare dalle parole di Bush e compagnia…

26/08/2002, Dick Cheney, discorso alla VFW National Convention:

«Simply stated, there is no doubt that Saddam Hussein now has weapons of mass destruction»

12/09/2002, George W. Bush, discorso all’Assembrea Generale dell’ONU:

«Right now, Iraq is expanding and improving facilities that were used for the production of biological weapons»

7/10/2002, George W. Bush, Dichiarazioni sull’Iraq a Cincinnati:

«It possesses and produces chemical and biological weapons. It is seeking nuclear weapons»

«We’ve also discovered through intelligence that Iraq has a growing fleet of manned and unmanned aerial vehicles that could be used to disperse chemical or biological weapons across broad areas»

«Iraq possesses ballistic missiles with a likely range of hundreds of miles – far enough to strike Saudi Arabia, Israel, Turkey and other nations – in a region where more than 135,000 American civilians and service members live and work»

2/12/2002, Ari Fleischer, Conferenza stampa:

«If he declares he has none, then we will know that Saddam Hussein is once again misleading the world»

9/01/2003, Ari Fleischer, Conferenza stampa:

«We know for a fact that there are weapons there»

18/01/2003, George W. Bush, Discorso sullo Stato dell’Unione:

«Our intelligence officials estimate that Saddam Hussein had the materials to produce as much as 500 tons of sarin, mustard and VX nerve agent»

5/02/2003, Colin Powell, Intervento al Consiglio di Sicurezza dell ONU:

«We know that Saddam Hussein is determined to keep his weapons of mass destruction, is determined to make more. Given Saddam Hussein’s history of aggression, given what we know of his grandiose plans, given what we know of his terrorist associations, and given his determination to exact revenge on those who oppose him, should we take the risk that he will not someday use these weapons at a time and a place and in a manner of his choosing, at a time when the world is in a much weaker position to respond?»

8/02/2003 – George W. Bush – Discorso alla radio:

«We have sources that tell us that Saddam Hussein recently authorized Iraqi field commanders to use chemical weapons – the very weapons the dictator tells us he does not have»

28/02/2003 – Colin Powell – Intervista a Radio France International:

«If Iraq had disarmed itself, gotten rid of its weapons of mass destruction over the past 12 years, or over the last several months since (UN Resolution) 1441 was enacted, we would not be facing the crisis that we now have before us… But the suggestion that we are doing this because we want to go to every country in the Middle East and rearrange all of its pieces is not correct»

7/03/2003 – Colin Powell – Intervento al Consiglio di Sicurezza dell ONU:

«So has the strategic decision been made to disarm Iraq of its weapons of mass destruction by the leadership in Baghdad?… I think our judgment has to be clearly not»

17/03/2003 – George W. Bush – Discorso alla Nazione:

«Intelligence gathered by this and other governments leaves no doubt that the Iraq regime continues to possess and conceal some of the most lethal weapons ever devised»

21/03/2003 – Ari Fleisher – Conferenza stampa:

«Well, there is no question that we have evidence and information that Iraq has weapons of mass destruction, biological and chemical particularly… all this will be made clear in the course of the operation, for whatever duration it takes»

22/03/2003 – Generale Tommy Franks – Conferenza stampa:

«There is no doubt that the regime of Saddam Hussein possesses weapons of mass destruction. And … as this operation continues, those weapons will be identified, found, along with the people who have produced them and who guard them»

Sono “tra Tikrit e Baghdad e un po’ a est, ovest, sud e nord…”

Powell e la fialetta di antrace

Colin Powell mostra una fialetta di antrace al Consiglio di Sicurezza dell’ONU

Siamo a fine marzo 2003 e si annunciano montagne di armi pronte ad essere scoperte. Quando? Presto! Dove? Ma che domande! Sappiamo perfettamente dove sono! “Tra Tikrit e Baghdad e un po’ a est, ovest, sud e nord…”. Quante? Ce ne sono in abbondanza!

22/03/2003 – Victoria Clark, portavoce del Pentagono – Conferenza stampa:

«One of our top objectives is to find and destroy the WMD. There are a number of sites»

23/03/2003 – Kenneth Adelman – Washington Post, pag. A27:

«I have no doubt we’re going to find big stores of weapons of mass destruction»

30/03/2003 – Donald Rumsfeld – Intervista all’ABC:

«We know where they are. They’re in the area around Tikrit and Baghdad and east, west, south and north somewhat»

9/04/ 2003 – Robert Kagan – Washington Post:

«Obviously the administration intends to publicize all the weapons of mass destruction U.S. forces find – and there will be plenty»

10/04/2003 – Ari Fleisher – Conferenza stampa:

«But make no mistake – as I said earlier – we have high confidence that they have weapons of mass destruction. That is what this war was about and it is about. And we have high confidence it will be found»

24/04/2003 – George W. Bush – Intervista all’NBC:

«We are learning more as we interrogate or have discussions with Iraqi scientists and people within the Iraqi structure, that perhaps he destroyed, perhaps he dispersed some. And so we will find them»

25/04/2003 – Donald Rumsfeld – Conferenza stampa:

«There are people who in large measure have information that we need… so that we can tract down the weapons of mass destruction in that country»

Inizio maggio… Ancora nulla, ma è solo una questione di tempo, perchè “le armi ci sono e le prove arriveranno presto, le stiamo raccogliendo proprio ora”…

3/05/2003 – George W. Bush – Dichiarazioni ai giornalisti:

«We’ll find them. It’ll be a matter of time to do so»

4/05/2003 – Colin Powell – Dichiarazioni ai giornalisti:

«I’m absolutely sure that there are weapons of mass destruction there and the evidence will be forthcoming. We’re just getting it just now»

Beh, non pretendevamo mica di inciamparci sopra, dateci tempo… Non sono cose che nascondi in un garage…

4/05/2003 – Donald Rumsfeld – Intervista a Fox News:

«We never believed that we’d just tumble over weapons of mass destruction in that country»

6/05/2003 – George W. Bush – Dichiarazioni ai giornalisti:

«I’m not surprised if we begin to uncover the weapons program of Saddam Hussein – because he had a weapons program»

12/05/2003 – Condoleezza Rice – Intervista alla Reuters:

«U.S. officials never expected that “we were going to open garages and find” weapons of mass destruction»

E se le avesse veramente distrutte? Ma no, da qualche parte devono pure essere…

13/05/2003 – Generale Maggiore David Petraeus – Conferenza stampa:

«I just don’t know whether it was all destroyed years ago – I mean, there’s no question that there were chemical weapons years ago – whether hey were destroyed right before the war, (or) whether they’re still hidden»

21/05/2003 – Generale Michael Hagee – Intervistato dai giornalisti:

«… there’s no doubt in my mind that Saddam Hussein had weapons of mass destruction, biological and chemical. I expected them to be found. I still expect them to be found»

26/05/2003 – Generale Richard Myers, Chairman Joint Chiefs of Staff – Intervista all’NBC Today Show:

«Given time, given the number of prisoners now that we’re interrogating, I’m confident that we’re going to find weapons of mass destruction»

Ma vuoi vedere che le hanno distrutte veramente?

27/05/2003 – Donald Rumsfeld – Dichiarazioni ai giornalisti:

«They may have had time to destroy them, and I don’t know the answer»

30/05/2003 – Generale Luogotenente James Conway – Intervista:

«It was a surprise to me then, it remains a surprise to me now, that we have not uncovered weapons, as you say, in some of the forward dispersal sites. Believe me, it’s not for lack of trying. We’ve been to virtually every ammunition supply point between the Kuwaiti border and Baghdad, but they’re simply not there»

30/05/2003 – Generale Maggiore Keith Dayton – Conferenza stampa:

«Do I think we’re going to find something? Yeah, I kind of do, because I think there’s a lot of information out there»

Pistole fumanti?

Le

Al consiglio di sicurezza dell’ONU furono mostrate delle pistole fumanti, presunte prove “inconfutabili” del riarmo irakeno

Torniamo seri. Per fare affermazioni di questo tipo non si possono non avere prove inconfutabili… Quelle affermazioni sono state fatte davanti al mondo e per quelle prove è stata condotta una guerra. Dunque le armi ci devono essere e devono essere tante. O no?

Beh, sull’entità dell’arsenale proibito di Saddam si veda più avanti questo articolo, e quanto fossero certe e inconfutabili quelle prove che Colin Powell sventolava davanti ad un perplesso Consiglio di Sicurezza dell’ONU (Guardian qui e qui) ce lo dice oggi … Colin Powell:

«Some of the sourcing that we used to give me the basis upon which to bring forward that judgment to the United Nations was flawed»
[ Powell al Congresso USA 14/9/2004 ]

Ma non si tratta in effetti di un vero un dietro-front: Powell in fondo è tornato alle proprie affermazioni del 2001 su Saddam e sul potenziale bellico iracheno:

«The sanctions exist […] for the purpose of keeping in check Saddam Hussein’s ambitions toward developing weapons of mass destruction. We should constantly […] be looking at those sanctions to make sure that they are directed toward that purpose. That purpose is every bit as important now as it was ten years ago when we began it. And frankly they have worked. He has not developed any significant capability with respect to weapons of mass destruction. He is unable to project conventional power against his neighbors»
[ Il Cairo, Egitto, conferenza stampa del 24/2/2001, qui ]

C’è comunque chi parla ancora più chiaro. È Paul Wolfowitz, in un’intervista a Vanity Fair del 28/05/2003 (USA Today):

«The truth is that for reasons that have a lot to do with the U.S. government bureaucracy, we settled on the one issue that everyone could agree on which was weapons of mass destruction as the core reason»

La Commissione 11/9 e i rapporti tra Iraq e Al Qaeda

9/11

Le Twin Tower in fiamme dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre

Per far luce su questo e altri fatti il Congresso USA allestiva una commissione parlamentare bipartisan incaricata di far piena luce sugli avvenimenti legati agli attentati dell’11 Settembre 2001. Tra le cose su cui si doveva indagare ce n’era una su cui la Casa Bianca non aveva alcun dubbio (*). Al Queda e Iraq erano in combutta. Il presidente Bush, in un’intervista del 17 giugno 2004 tuonava:

«The reason I keep insisting that there was a relationship between Iraq and Saddam and al Qaeda, because there was a relationship between Iraq and al Qaeda»
[ CNN, Bush insists Iraq, al Qaeda had relationship ]

Poco più di un mese dopo, il 22 luglio, la Commissione 11/9 rendeva pubblico il proprio lavoro. A proposito dei rapporti tra Iraq e Al Queda veniamo a sapere che:

«Ci sono prove che Bin Laden in questo periodo [1997] abbia spedito alcuni emissari al regime iracheno per offrire cooperazione. Non risulta che nessuno di questi abbia ricevuto risposte significative. Secondo un rapporto, in quel momento i tentativi di Saddam Hussein di ricostruire le relazioni con i sauditi e gli altri regimi del Medio Oriente lo spinsero a tenersi alla larga da Bin Laden.

Verso la metà del 1998 la situazione si rovesciò; secondo quanto riferito fu l’Iraq a prendere l’iniziativa. Nel marzo 1998, dopo la fatwa dichiarata contro gli Stati Uniti da Bin Laden, risulta che due membri di Al Queda andarono in Iraq per incontrare l’intelligence irachena. In luglio una delegazione irachena fun inviata in Afghanistan per incontrare prima i Taliban e poi Bin Laden. Le fonti dichiarano che uno, o forse entrambi, questi incontri furono apparentemente organizzati dal rappresentante egiziano di Bin Laden, Zawahiri, che aveva collegamenti personali con gli iracheni. Nel 1998 l’Iraq era sottoposto alla pressione crescente degli USA, culminata com una serie di vasti attacchi aerei nel dicembre.

Incontri simili tra ufficiali iracheni e Bin Laden o i suoi uomini potrebbero essere avvenuti nel 1999 durante un periodo di tensione coi Taliban. Secondo i rapporti, gli ufficiali iracheni avrebbero offerto riparo in Iraq a Bin Laden. Bin Laden rifiutò, apparentemente giudicando che la situazione in Afghanistan sarebbe stata più favorevole che l’alternativa irachena. I rapporti descrivono contatti amichevoli ed indicano alcuni argomenti in comune tra le due parti nella loro avversione verso gli Stati Uniti. Tuttavia, ad oggi, non abbiamo prove che questi o i precedenti contatti abbiano mai dato luogo ad una relazione di tipo cooperativo. Né ci sono prove che indichino che l’Iraq abbia cooperato con Al Queda nel preparare o nel realizzare alcun attacco contro gli Stati Uniti»

[Rapporto commissione 11/9, capitolo 2]

DOD memo, Wolfowitz to Rumsfeld, “Preventing More Events,” Sept. 17, 2001. We review contacts between Iraq and al Qaeda in chapter 2 (la citazione precedente). We have found no credible evidence to support theories of Iraqi government involvement in the 1993 WTC bombing. Wolfowitz added in his memo that he had attempted in June to get the CIA to explore these theories.

[Rapporto commissione 11/9, capitolo 10, nota 73]

Raccomando anche la sezione 10 del rapporto per capire quale fosse l’atteggiamento dell’esecutivo USA nei confronti dell’Iraq.

Di fronte a questi fatti cosa replica l’amministrazione USA? “Non abbiamo mai parlato di collaborazioni ma di rapporti tra regime irakeno e Al Queda”. A prescindere dal fatto che questo non è vero – la Casa Bianca ha fatto pesantemente propaganda proprio in questo senso, tanto che una buona parte degli americani è convinta che dietro gli attentati delle Twin Towers ci sia Saddam Hussein – anche su quei contatti cominciano a trapelare dubbi. Il 5/10/2004 sarebbe stato consegnato un rapporto della CIA alla Casa Bianca sui rapporti tra Saddam Hussein e il giordano Al Zarqawi, attuale comandante in capo di Al Qaeda in Iraq. “Saddam ha dato protezione ad Abu Musab al-Zarqawi”. Questa era la posizione ufficiale della Casa Bianca. Ebbene, quel rapporto dice (Corriere della Sera) che di questa supposta protezione non ci sarebbero prove:

“There’s no conclusive evidence the Saddam Hussein regime had harbored Zarqawi”

L’ufficiale della CIA che ha fatto queste affermazioni all’emittente ABC
chiedendo di mantenere l’anonimato ha aggiunto che comunque queste prove non sono definitive e che la questione non può ancora considerarsi chiusa. Secondo un altro alto ufficiale, aggiunge ABC “non ci sono addirittura prove definitive che Saddam Hussein sapesse della presenza di Zarqawi a Baghdad”. Infatti, sempre secondo ABC il rapporto della CIA affermerebbe che Zarqawi andava e veniva da Baghdad, ma solleva dubbi sulle affermazioni del presidente Bush che il terrorista giordano avesse ottenuto un’autorizzazione ufficiale per essere curato lì.

Il segreto di pulcinella

Anche in questo caso è affascinante scoprire quello che lo stesso governo statunitense diceva due soli mesi dopo l’11 settembre (e un anno prima del conflitto o poco più). Nelle pagine del servizio informazioni del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti c’è la documentazione portata a favore dell’intervento in Afghanistan contro la rete del terrorismo mondiale. Tra questi documenti spiccano una tabella e una cartina dei paesi dove aveva operato Al Queda:

La lista dei ‘cattivi’ prima della Guerra del Golfo

L’elenco degli stati che direttamente o indirettamente supportavano il terrorismo internazionale di Al Queda prima della Guerra del Golfo

[ http://usinfo.state.gov/products/pubs/terrornet/print/sbcountry.htm ]
Mappa degli ‘stati canaglia’ prima della Guerra del Golfo

Mappa degli stati che direttamente o indirettamente supportavano il terrorismo internazionale di Al Queda prima della Guerra del Golfo

[ http://usinfo.state.gov/products/pubs/terrornet/12.htm ]

Riuscite a trovare l’Iraq? No, vero? Infatti non c’è.

N.B. I link citati in questa pagina sono stati recentemente rimossi, insieme alla sezione TerrorNet, dal Dipartimento di Stato USA. “The Network of Terrorism is no longer available on the net”, recita la home page della sezione: http://usinfo.state.gov/products/pubs/terrornet/. Riporto una copia di questa pagina (cliccate qui), prima che sparisca definitivamente (1/3/2005). Finché funzionerà potrete trovare le pagine citate tramite WebArchive: qui e qui. Con Google potete anche verificare quante pagine facevano riferimento a questa pagina: qui.

Guerra

Tanto tuonò che piovve. Fu guerra dunque. Il 20 Marzo 2003 alle ore 5:35, 12 anni dopo Desert Storm le forze angloamericane sferrarono l’attacco a Baghdad dando inizio all’operazione Iraqi Freedom. Il mondo tremò temendo che le terribili armi di distruzione di massa di Saddam Hussein potessero essere lanciate dai suoi terribili missili a lunga gittata sui paesi vicini, Israele, Kuwait e Arabia Saudita in primis.

Le fonti “certe” di Downing Street ci avevano infatti assicurato che alcune di queste armi potevano essere rese operative e colpire con un preavviso di soli 45 minuti: lo disse il leader britannico Tony Blair in persona in un discorso alla Camera dei Comuni, dopo aver sentenziato che il programma iracheno sulle armi di distruzione di massa era attivo e in espansione (si vedano a proposito CNN, FoxNews e Corriere della Sera).

Inspiegabilmente le micidiali armi non furono usate; o meglio la spiegazione c’è, ed è la più ovvia e banale che si possa pensare; del resto il fatto stesso che la guerra sia stata combattuta porta alle stesse banali conclusioni. Quali? Le stesse cui è “arrivata” l’amministrazione USA, ovviamente.

Il dopoguerra

Mappa delle armi di distruzione di massa trovate in Iraq

Mappa delle armi di distruzione di massa trovate in Iraq

Durante e dopo la guerra il Pentagono sguinzagliò i suoi segugi dell’Iraq Survey Group (ISG) alla ricerca delle armi di distruzione di massa, quelle che si sarebbero dovute trovare in grande quantità, quelle di cui esistevano prove inoppugnabili, quelle delle foto satellitari e delle fialette sventolate da Powell davanti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU e davanti al mondo, quelle di cui gli USA rifiutavano di rivelare l’ubicazione agli stessi ispettori per evitare che il nemico le potesse spostare (nonostante gli arei spia, si intende).

Dopo tanti annunci, dopo l’ostentazione di tanta sicurezza e di tanto disprezzo per il lavoro degli ispettori ONU, ora era il momento di tirarle fuori. Dopo tutto ce n’erano tante e sapevano dov’erano. O no? A questo proposito torniamo a vedere cosa ebbe da dire Hans Blix:

«Non escludo che gli ispettori statunitensi possano trovare qualcosa … È possibile. […] Ma ciò che mi lascia perplesso è come si possa essere certi al 100% che esistano armi di distruzione di massa senza avere nessuna certezza su dove siano»
[ http://www.news24.com/News24/World/Iraq/0,,2-10-1460_1377594,00.html ]

David Kay, il primo capo dell’ISG (Iraq Survey Group), si dimise senza aver trovato nulla e a proposito della presenza di armi di distruzione di massa disse che “we were almost all wrong – and I certainly include myself here” (CBS). Il secondo team invece, come apprendiamo in questi giorni dalla stampa internazionale, ha scritto un faldone di oltre 1500 pagine dove si dichiara quello che era così ovvio: di quelle armi in Iraq non c’era più l’ombra da un pezzo, non esistevano laboratori ne’ fissi ne’ mobili capaci di produrne, e non c’erano depositi di precursori.

Il rapporto è stato presentato il 7 Ottobre 2004 al Congresso degli Stati Uniti dall’attuale direttore dell’ISG Charles Duelfer (le conclusioni sono contenute in un opuscolo disponibile online). Questa relazione giunge a un mese dalle elezioni presidenziali del 2004, e ciò nonostante contiene una serie di affermazioni interessanti. Intanto ci dicono che gli iracheni non mentivano quando affermavano che le armi chimiche erano state completamente distrutte:

«Anche se sono stati trovate un esiguo numero di vecchie munizioni chimiche abbandonate, l’ISG ritiene che l’Iraq abbia distrutto unilateralmente i suoi arsenali di armi chimiche non dichirate nel 1991».

Rispetto al programma nucleari le conclusioni dell’ISG combaciano alla perfezione con quelle tratte qualche anno prima dall’IAEA:

«Saddam Hussein terminò il suo programma nucleare nel 1991, dopo la guerra nel Golfo, e non ci sono prove che suggeriscano che intendesse farlo ripartire»

Poi veniamo a sapere che non esiste nessuna prova documentale che il regime di Saddam Hussein intendesse far ripartire un programma per la creazione di armi di distruzione di massa dopo le sanzioni:

Il vecchio regime non aveva una strategia formale scritta o piani per la ricostituzione di armi di distruzione di massa dopo le sanzioni.

Non c’erano i missili pronti a portare morte e distruzione nel mondo di cui parlava George Bush:

L’ Iraq Survey Group non ha trovato prove che l’Iraq disponesse di varianti dei missili Scud, ed interrogatori degli ufficiali iracheni e documenti suggeriscono che l’Iraq non abbia conservato tali missili dopo il 1991.

Veniamo a sapere che l’industria chimica (civile, visto che quella militare era proibita) non si era completamente ripresa:

L’Iraq ha construito un certo numero di nuovi impianti a partire dalla metà degli anni ’90 che hanno migliorato le sue infrastrutture chimiche, benchè la sua capacità industriale non si sia completamente ricostituita per l’effetto delle sanzioni e non abbia riottenuto il grado di sofisticazione tecnica e le capacità produttive antecedenti l’operazione Iraqi Freedom (OIF).

Scopriamo che le armi biologiche pronte in poco tempo non erano possibili, e che non c’era nemmeno un programma per la produzione di armi biologiche:

Praticamente, con la distruzione dell’impianto di Al Hakam [n.d.a. avvenuta nel 1996], l’Iraq ha rinunciato alle sue ambizioni di otterere armi biologiche avanzate in tempi rapidi. L’ISG non ha trovato prove dirette che l’Iraq, dopo il 1996, avesse piani per un nuovo programma di armamenti biologici o stesse conducendo lavori specifici legati alle armi biologiche per scopi militari.

Non esistevano i laboratori mobili di armi chimiche e non se ne prevedeva nemmeno la produzione:

Nonostante un’investigazione approfondita l’ISG non ha trovato prove che l’Iraq possedesse o stesse sviluppando impianti su veicoli stradali o in vagoni su rotaie per la produzione di agenti per armi biologiche.

Infine, ecco le armi di distruzione di massa

Dopo una guerra costata l’inimmaginabile in termini di morti, feriti, danni ambientali, denaro, destabilizzazione (ecc.) ecco l’elenco di quello che hanno trovato le forze armate della coalizione (CBS):

  • Un unico proiettile da artiglieria riempito con due composti chimici che mescolandosi durante il volo del proiettile avrebbero creato del sarin. Il proiettile faceva parte dell’arsenale di Saddam pre-1991;
  • Un altro vecchio proiettile da artiglieria riconvertito a bomba, trovato a maggio, che mostrava di aver contenuto in passato dell’agente mostarda;
  • Due piccole ogive per razzo, ritrovate dai polacchi grazie a un informatore, che mostravano di essere state riempite un tempo con del sarin;
  • Parti di una centrifuga sepolte nel giardino di un ex scienziato nucleare a Baghdad. Facevano parte del programma nucleare pre-1991, smantellato dopo la prima Guerra del Golfo (1991). Lo scienziato conservava anche dei documenti che facevano parte del progetto della centrifuga;
  • Una fiala di tossina botulinica attiva, che poteva essere usata come arma biologica, trovata nel frigorifero di un altro scienziato. Questi ha dichiarato che era lì dal 1993;
  • Prove di un avanzato lavoro di progettazione di un missile a propellente liquido con una gittata di 1000 km. Dalla Guerra del Golfo del 1991 all’Iraq era proibito possedere missili di gittata superiore ai 150 km;

E per fortuna non hanno trovato fialette puzzolenti…

Riassumendo, non c’erano armi batteriologiche, non c’erano armi chimiche, non c’erano stabilimenti per produrli, ne’ mobili ne’ fissi, ne’ allo scoperto ne’ sotterranei, non c’erano depositi, non c’erano armi nucleari ne’ tanto meno un programma nucleare, non c’era uranio, non esistevano missili a lunga gittata, non c’era aviazione, non c’erano carri armati, e non c’erano legami col terrorismo internazionale di Al Queda. Inoltre nessuno degli attentatori dell’11/9 era iracheno, di origine irachena, si era addestrato o era stato in Iraq.

Condoleezza Rice, Dick Cheney, George W. Bush, Donald Rumsfeld

Condoleezza Rice, Dick Cheney, George W. Bush, Donald Rumsfeld

Allora, quando per giustificare questa guerra qualcuno ancora dice “Sì, ma c’è stato l’11 settembre“, sapete dirmi a cosa si riferisce?


Link di approfondimento (sperando che funzionino ancora):

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