La triste fine dei Lunacomplottisti – parte 1


Un lunacomplottistaI lunacomplottisti sono quelli convinti che nessun uomo sia mai stato sulla Luna e che le missioni Apollo siano state un inganno. Esistono una quantità di siti lunacomplottisti con teorie paranoiche e forum con discussioni interminabili.

Cosa c’è alla base di questa congettura? Il nulla dal punto di vista teorico; fanatismo (spesso di stampo calcistico) da quello pratico. E’ quel tipo di fanatismo paranoico e dogmatico che porta a ignorare o additare come parte del complotto l’immensa quantità di prove a favore di un fatto e a dare un’interpretazione assurda o mistificatoria di quelle che si credono essere le prove contrarie.

L’idea di base è quella del film “Capricorn 1“, che parlava di una falsa missione umana su Marte realizzata in uno studio televisivo. In realtà non esiste un solo argomento dei lunacomplottisti che non sia stato distrutto in modo impietoso, per cui non mi metterò a ripetere quanto è già stato fatto in modo rigoroso in altri siti, per esempio complottilunari.blogspot.com e www.siamoandatisullaluna.com.

Mi limito a osservare che quando gli si chiede «che prova vorresti per accettare che l’uomo è andato sulla luna?» non sanno rispondere. Non sanno rispondere perché in realtà non accetterebbero mai nessuna prova essendo il loro un dogma, un’idea preconcetta non supportata da argomenti logici o da prove; dunque nessun argomento logico o prova potrà mai convincerli del contrario.

Comunque erano rimaste due frecce (alquanto spuntate) nella faretra (logora) del loro arco (sfibrato).

Il primo argomento derivava da un disastro capitato negli archivi della NASA. Nel 2006 (se non ricordo male) l’agenzia spaziale americana annunciò di aver perduto il contenuto dei nastri dati con i filmati TV originali (non quelli su pellicola a 16 mm) probabilmente sovrascritti e riutilizzati: apriti cielo! Scandalo! Lo vedete? Vogliono nasconderci le prove dell’inganno!

Il secondo argomento era: «come mai nessuna missione automatica ha mai ripreso le zone dell’atterraggio degli Apollo? Come mai nessun telescopio tipo lo Hubble Space Telescope ha mai fatto quelle foto? ». Finora delle foto dei siti delle missioni lunari successive agli sbarchi erano mancate per tre motivi:

  1. perché alla NASA non interessava sprecare soldi pubblici per smentire le farneticazioni assurde di quattro fulminati;
  2. perché al momento nessun telescopio, nemmeno lo Hubble, è in grado di distinguere particolari così piccoli. Non è una questione di ingrandimenti ma di risoluzione (precisione visiva), che dipende dal diametro dell’ottica del telescopio (vedi qui): semplicemente, non ne esistono di grandi a sufficienza;
  3. ma soprattutto, perché fino a giugno di quest’anno non erano state mandate sulla Luna sonde con ottiche sufficientemente sensibili per riprendere dettagli così piccoli;

La situazione è però radicalmente cambiata e i lunacomplottisti hanno subito una sequenza di colpi da KO.

Alla ricerca dei nastri perduti…

I datatape originali sono andati purtroppo sovrascritti per motivi puramente burocratici. Le missioni spaziali degli anni ’80 riversavano molti più dati delle precedenti e alla NASA qualcuno, per risparmiare, decise che i nastri di backup potevano essere tranquillamente riutilizzati. Che ottusità…

Alla NASA però non sono stati con le mani in mano. A una cappella del genere bisognava porre rimedio, specie in vista del quarantennale dello sbarco sulla Luna (1969-2009), per ricordare con una documentazione storica degna quel grande balzo per l’umanità. Così partì la ricerca frenetica di ogni fonte alternativa di quei nastri. I filmati sono stati raccolti, digitalizzati, integrati, elaborati e riportati quasi allo splendore degli originali.

Quelli più significativi che sono stati restaurati per primi e sono disponibili sul sito della NASA (e ormai ovunque; cercate “NASA restored tapes“). Altri dovrebbero arrivare entro settembre 2009. La qualità è decisamente superiore rispetto alle riprese televisive d’epoca, anche se non paragonabile a quella degli originali perduti.

Non è finita. Sono stati restaurati anche i filmati su pellicola a 16 mm ripresi dagli astronauti durante le missioni: separazioni dal modulo lunare, allunaggi, passeggiate, attività extra-veicolari, il moon rover, il decollo, aggancio in orbita attività veicolare.

Tra l’altro è tutto materiale di pubblico dominio, distribuibile senza restrizioni. FootageVault per esempio li mette in vendita in formato digitale ad alta definizione (non si paga il filmato ma il loro lavoro di raccolta, montaggio, riversamento digitale, ecc.).

Sui circuiti torrent (cercando le parole chiave “Apollo footage torrent”) è possibile scaricare 130 minuti di riprese (senza audio) della missione Apollo 11 in formato MPEG2 e con un’ottima risoluzione. Ci sono l’arrivo, la partenza, lo sgancio, l’aggancio, le passeggiate… Emozionante!

La sonda giapponese Kaguya

Il secondo colpo arrivò nel maggio del 2008, quando la sonda automatica giapponese Kaguya dimostrò l’efficacia del proprio sistema di ripresa stereoscopico (3D) ricostruendo il paesaggio di una foto fatta dalla superficie dagli astronauti dell’Apollo 15:

Ricostruzione sito atterraggio Apollo 15 dai dati della Kaguya

Ricostruzione sito atterraggio Apollo 15 dai dati della Kaguya

L’immagine sopra è la ricostruzione 3D dell’agenzia spaziale giapponese; quella sotto una foto scattata dall’equipaggio dell’Apollo 15. Nell’immagine 3D della Kaguya mancano le rocce e i particolari perché la risoluzione dei suoi strumenti non andava oltre i 10 metri, ma i profili delle montagne e dei crateri sono perfettamente riconoscibili. Gli originali sono qui e qui.

La sintesi di tutto ciò è che l’agenzia spaziale giapponese ha fornito una provaindipendente dell’atterraggio delle missioni Apollo.

Poteva bastare questo ai nostri lunacomplottisti? Naturalmente no: è chiaro (per i paranoici come loro) che i giapponesi devono essere in combutta con la NASA…

Il Lunar Reconnaissance Orbiter

Veniamo al KO definitivo. A giugno di quest’anno la sonda LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter) è stata lanciata per mappare il suolo lunare in vista di un ritorno umano al nostro satellite. E’ dotata di una strumentazione molto sofisticata e precisa, in grado di fotografare oggetti della dimensione dei 50 cm (da un’orbita operativa di 50 km di altezza).

A luglio, pochi giorni prima dei festeggiamenti per il quarantennale della storica missione, la sonda automatica ha spedito le prime foto dirette dei siti di allunaggio delle missioni Apollo. Manca all’appello solo Apollo 12, che verrà ripreso successivamente. Si tratta di foto preliminari, scattate da un’orbita più alta rispetto quella operativa. I siti saranno nuovamente fotografati con una risoluzione 2/3 volte superiore ma già ora le foto disponibili documentano in modo eclatante gli sbarchi.

La prima reazione dei lunacomplottisti è stata: sono immagini false, non credibili.

Allora mi è venuto in mente di confrontare quelle foto con le riprese degli allunaggi e dei decolli dei moduli lunari, girate a 16 mm dagli astronauti e recentemente restaurate.

Il primo confronto è stato col filmato della partenza dalla Luna dell’Apollo 14 (febbraio 1971). Le prime fasi del decollo sono state completamente filmate e dopo 16 secondi dalla partenza l’altezza era più che sufficiente per distinguere particolari confrontabili con quelli del LRO. Il risultato è questo:

 LRO confrontate con quelle

Sopra una ripresa dalla sonda LRO. Sotto la stessa zona in un fotogramma del filmato del decollo del modulo Antares (Apollo 14).

La foto ripresa dal LRO è quella sopra e l’originale è qui. L’ho ruotata di 130°, ingrandita e ne ho aumentato il contrasto. Il righello è stato costruito in base a quello della fotografia originale.

L’immagine ripresa dall’Apollo 14 è quella sotto. E’ un fotogramma estratto dal filmato dell’ascesa del modulo Antares. Il filmato è disponibile su FootageVault ed è scaricabile direttamente da qui. Il decollo è dopo 46 secondi. Il fotogramma è al 62º secondo (16 secondi dal decollo). Ho scelto questa perché il campo è sufficientemente ampio ma il dettaglio ancora superiore a quello della sonda automatica. Tutto il filmato contiene unwatermark grigio trasparente che sono riuscito a schiarire nel fotogramma (si vede appena). Ho anche aumentato il contrasto. La macchia bianca nel margine superiore è presente in tutta la ripresa.

Ho indicato in in entrambe le immagini un cratere di riferimento con una freccia gialla. Non mi è parso il caso di numerare ulteriormente i particolari visto che la loro corrispondenza è evidentissima: stessi crateri, disposti nello stesso modo, le impronte degli astronauti che hanno tracciato un sentiero rimasto immutato da allora ben visibile in entrambe le immagini. L’unica differenza appariscente è la diversa incidenza della luce solare e il fatto che nell’immagine del LRO appare il modulo di atterraggio dell’Apollo 14, che nel filmato del 1971 è nascosto dal bordo del finestrino triangolare del LEM.

Qui c’è un’immagine simile (cliccarci sopra per ingrandirla) che avevo elaborato basandomi su un video di youtube ricavato dai vecchi filmati non restaurati:

Antares vs. LRO

Altro confronto: sopra fotogramma ascesa Antares (Apollo 14), sotto LRO

In questo caso “A” è il fotogramma del filmato Apollo e “B” la foto del Lunar Reconnaissance Orbiter e ho numerato alcuni crateri per rendere più facile il confronto.

Concludendo, visto che nel 1971 la computer grafica non esisteva e che le immagini corrispondono perfettamente, l’unica ipotesi per escludere il volo umano è che una navicella Apollo senza equipaggio si fosse posata dolcemente sul suolo lunare, scegliendo da sola il punto di atterraggio (ci sono anche i filmati della discesa che – oltre a combaciare anch’essi con le foto del LRO – documentano le correzioni di traiettoria); che un robot automatico dotato di programmazione intelligente e capacità di evitare gli ostacoli avesse piantato la bandiera, posizionato un riflettore laser, due sismografi ed altri esperimenti scientifici, disseminato di rifiuti e impronte la zona, che lo avesse fatto in modo automatico (perché il feedback visivo necessario per radiocomandare dalla Terra l’oggetto sarebbe a sua volta dovuto essere trasmesso via radio, e quindi sarebbe stato intercettato); che avesse caricato materiale lunare e che la sonda fosse poi ripartita filmando il decollo.

Consideriamo po che i computer di allora non consentivano nemmeno lontanamente tutti gli automatismi elencati e che i progetti del LEM dimostrano come potesse ospitare astronauti e come fosse fatto proprio per essere guidato.
Insomma, che fine fa di fronte a tutto ciò la teoria complottista?

Beh, non sia mai che un vero lunacomplottista si arrenda! Alcuni continuano imperterriti a negare, a dire che è tutto un imbroglio (tre generazioni di imbroglioni disseminati su quattro continenti e miliardi di dollari spesi per mantenere il segreto, anche dopo che la guerra fredda è finita) e in effetti a rimediare improperi di ogni tipo da chiunque abbia un minimo di preparazione scientifica. Altri invece si riciclano. Mi è capitato di leggere, infatti: “Ok, la missione Apollo 14 è effettivamente andata sulla Luna. Ma sono stati loro i primi. E’ falso che Armstrong, Collins e Aldrin siano stati i primi uomini sulla Luna”…

E’ questo il motivo per cui questo articolo avrà un seguito: la triste fine dei lunacomplottisti, parte 2 (cliccare sul tag lunacomplottisti).

3 risposte a La triste fine dei Lunacomplottisti – parte 1

  1. Sun king scrive:

    Ma come in tempi di "Avatar" la NASA non riesce a fare dei fotomontaggi con ombre e segni con un briciolo di buon antialias?Risibile

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  2. Gabriele scrive:

    Se ti riferisci alla prima immagine, nella locuzione di "ricostruzione 3D dell'agenzia spaziale giapponese" quali parti di "ricostruzione" e "giapponese" non ti sono chiare?Se ti riferisci alle successive, nella frase "l'ho ruotata di 130°, ingrandita e ne ho aumentato il contrasto" cos'è che ti sfugge?

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  3. […] La triste fine dei Lunacomplottisti – parte 1; […]

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