I Maya, il 2012 e il codice di Dresda


Ultima pagina del Codice di Dresda

L’ultima pagina del Codice di Dresda descrive un diluvio

Sul web si parlava tanto della “fine del mondo” nel 2012 già nel 2007. Ora (2009) che è uscito l’omonimo kolossal cinematografico dagli effetti speciali straordinari (e dalla trama assolutamente inesistente) sull’apocalisse Maya, di questo fenomeno si è accorta anche la TV.

Al di la delle insulse stupidaggini che si dicono sul piano scientifico (allineamenti planetari o galattici, esplosioni solari, inversione dei poli magnetici, inversione dei poli geografici, arresto del moto di rotazione, fusione totale dei ghiacci in un lampo, nibiru e chi più ne ha più ne metta) resta come base della discussione la (presunta) profezia dei Maya sulla fine del mondo. Ogni sito catastrofista fornisce la propria interpretazione, citando altri siti catastrofisti o newage o maestri della fuffa come Gregg Braden, che parlò del presunto allineamento col centro della galassia, già discusso in questo blog.

Ma cosa hanno lasciato scritto di preciso i Maya su questo argomento?

Della loro cultura ci è giunto pochissimo perché il solerte vescovo Diego De Landa fece bruciare tutti i documenti e gli scritti di questa civiltà. L’intento era di fare tabula rasa dei loro usi, storia, cultura e religione per poter evangelizzare lo Yucatan. Si sono salvate delle iscrizioni nei monumenti, delle stele e pochissimi scritti, detti codici, che portano il nome delle città o dei posti in cui sono conservati: Parigi, Madrid, Grolier, Praga e il più completo, quello di Dresda. Cito da Wikipedia:

Il codice contiene solo 74 pagine; tratta esclusivamente temi di ordine religioso e rituale, come il moto orbitale di Venere, il calcolo delle sue fasi, le previsioni delle eclissi solari e lunari, le cerimonie per il nuovo anno. […] Altri capitoli sono dedicati a Chaak, il dio della pioggia […]

Quella riportata poco sopra è l’ultima pagina del codice di Dresda e parla di un diluvio…

Il diluvio

Cito direttamente un passaggio del libro “The major gods of ancient Yucatan” di Karl A. Taube (su GoogleBooks, alla pagina 101; per riferimenti più rapidi agli dei Maya si veda List of Maya gods and supernatural beings su Wikipedia; sull’interpretazione della pagina si veda anche [24] alle pagine 5 e 6):

«Goddess O frequently pours water from an inverted jar […]. The most complex of these scenes is on Dresden page 74, where she appears with God L or more probably, a black God B amidst great streams of outpouring water. This page has long been interpreted as the deluge, the destruction of the world by flood».

«Frequentemente [nelle sue raffigurazioni …] la Dea O [Ixchel] versa acqua da un vaso rovesciato […]. La più complessa di queste scene è nel [codice di] Dresda, a pagina 74, dove compare col Dio L [Il Dio Giaguaro degli Inferi] o più probabilmente, con un Dio B nero [Chaak, il Dio della Pioggia], in mezzo a grandi torrenti che rovesciano acqua. Questa pagina è stata lungamente interpretata come il diluvio, la distruzione del mondo con un’inondazione»

Nella pagina 74 del codice di Dresda (cliccare sull’immagine all’inizio del post per un ingrandimento) si vedono:

  • un mostro col corpo ricoperto di simboli che vomita acqua; il mostro potrebbe rappresentare l’eclittica: tra i simboli sul suo corpo ci sono Venere e il Sole; gli altri dovrebbero essere simboli dello zodiaco Maya (pagine 21 e 22 del Codice di Parigi);
  • una figura di forma umana, vagamente femminile, con un serpente sulla testa e i piedi da uccello, che butta acqua con un vaso. Abbiamo visto che dovrebbe essere la dea Ixchel, divinità di un sacco di cose, compresa la pioggia [1]. Da notare che nell’acqua ci sono 4 simboli: i primi tre potrebbero essere le cifre 5, 1 e 0 [2], ossia 5.1.0 che nel lungo computo (vedi sotto) equivale 1820 giorni; il quarto simbolo dovrebbe essere Eb’, pioggia (vedi l’immagine dello Tzolk’in più sotto e [24] pagina 6, nota 15);

    La dea Ixchel

    La dea Ixchel

  • acqua che scende da due simboli. Al centro del primo sembra esserci il sole [3]. Il secondo potrebbe essere un’eclissi di luna [4]. Per estensione, il primo dovrebbe essere una eclissi di sole [1]. Dovessi interpretare i due simboli, direi che “il sole e la luna si oscurano e dal cielo scende acqua”;
  • Un dio con corna, zanne e naso lungo dal corpo nero o pitturato di nero piuttosto minaccioso e incazzato; abbiamo visto che potrebbe essere un dio giaguaro degli inferi portatore di morte e distruzione o anche Chaak, il dio della pioggia, piuttosto arrabbiato; è sovrastato da un uccello anch’esso incazzato e cornuto, probabilmente un’aquila [5, pagina 12 e tavola 20].
Eclissi di Sole

Eclissi di Sole

Dunque sicuramente la pagina 74 del codice di Dresda è una rappresentazione di un diluvio. Ma si tratta di un diluvio già accaduto o di una profezia?

Secondo il Popol Vuh, una raccolta di racconti mitologici mesoamericani giunti fortunosamente fino a noi grazie a una loro trascrizione in latino e probabilmente molto vicini alla cultura Maya, ci sarebbero state diversi tentativi mal riusciti di creazione finiti con un diluvio purificatore o da qualche evento distruttivo e seguiti da una nuova creazione; precisamente, noi staremo vivendo nella quarta era, a seguito della quarta creazione.

La questione del calendario

E questo ci porta a parlare del calendario Maya del lungo computo [6] che è solo uno dei diversi calendari usati da quella civiltà (gli altri erano lo tzolkin e lo haab).

I numeri maya

Sistema di numerazione maya

Una premessa importante è che la numerazione dei Maya era posizionale, in base 20 e comprendeva lo zero [2]. Nel link in bibliografia si notino in particolare i nomi dei numeri. Il lungo computo Maya è costruito su questa numerazione. Si tratta di un metodo piuttosto ingegnoso di calcolare il tempo. Sono contati solo i giorni (non anni e mesi) e i cicli di giorni.

  • Gli elementi del ciclo più breve si chiamano k’in e sono giorni solari (un k’in corrisponde a un giorno);
  • un ciclo di 20 k’in corrisponde a un uinal; uno uinal corrisponde dunque a 20 giorni;
  • un ciclo di 18 uinal corrisponde a  un tun; ogni tun corrisponde a 360 giorni;
  • ogni 20 tun si conteggia un katun; un katun corrisponde a 7.200 giorni;
  • ogni 20 katun si conteggia un baktun; un baktun corrisponde a 144.000 giorni.

Un ciclo di 20 baktun corrisponde a 2.880.000 giorni, ossia 7885 anni. Questi cinque gruppi sono scritti uno dopo l’altro: 12.19.16.15.10 sono 12 baktun, 19 katun, 16 tun, 15 uinal e 10 k’in.

E’ stato possibile allineare questo calendario al nostro con una notevole precisione all’epoca della conquista dello Yucatan da parte dei conquistadores spagnoli. Secondo la convenzione che va per la maggiore il lungo computo comincia l’11 agosto del 3114 aC (secondo il calendario gregoriano): così come il calendario ebraico inizia nel giorno della creazione secondo la Bibbia, quello Maya inizia con la quarta creazione secondo il Popol Vuh. Si noti che la civiltà Maya non esisteva
nel XXXII secolo a.C. Questo non deve sembrare strano. Secondo il calendario ebraico la creazione è avvenuta (alla data di oggi) 5770 anni fa, ossia nel 3760 aC, quando non esistevano ne’ una civiltà ne’ una religione ebraica.

Ma torniamo al calendario Maya. La data 12.19.16.15.10 che ho inserito prima come esempio è il 17 novembre 2009. Per tradurre una data del nostro calendario in una del lungo computo Maya possiamo usare un convertitore on line [7].

La notazione Maya del lungo computo è notevole perché consente di calcolare in modo molto semplice il numero di giorni passati dall’epoca zero, di trovare la distanza in giorni tra due eventi e di trovare una data distante un certo numero di giorni nel passato o nel futuro, cosa che si rivela molto utile nei calcoli di astronomia sferica.

Non è un caso che alcune pagine del codice di Dresda siano annotazioni di eventi astronomici basate su questo tipo di calendario. In particolare sono notevoli le registrazioni di diversi passaggi di Venere, di Marte nonché di diverse eclissi di Sole e di Luna [8].

Per un esempio di questi calcoli consideriamo la data della caduta del muro di Berlino: il 9 novembre 1989, ossia 12.18.16.9.17. Calcoliamo la distanza in giorni dalla data di prima (17 novembre 2009) usando le normali regole della sottrazione e facendo attenzione a usare le quantità giuste nel riporto (in questo caso riportiamo uno uinal come 20 k’in):

  12.19.16.15.10 (17/11/2009)
- 12.18.16. 9.17 (09/11/1989)
=  0. 1. 0. 5.13

Ossia 1 katun, 5 uinal e 13 k’in = 1×7200 + 5×20 + 13×1 = 7313 giorni. Di questi calcoli, come vedremo tra un po’, c’è evidenza nei reperti Maya giunti integri fino a noi.

Lo Tzolk’in e lo Haab

Oltre al calendario del Lungo Computo – adattissimo per registrare eventi ma perfettamente inutile nella quotidianità visto che non legava il tempo ai cicli annuali – i Maya utilizzavano altri due calendari: lo Tzolk’in, di carattere religioso, che copriva 260 giorni; e lo Haab calendario di uso civile che copriva 365 giorni.

Lo Tzolk’in era un ciclo di 260 giorni distinti, il cui nome era ottenuto combinando 20 simboli (nell’ordine Imix, Ik, Akbal, Kan, Chicchan, Cimi, Manik, Lamat, Muluc, Oc, Chuen, Eb, Ben, Ix, Men, Cib, Cabab, Eznab, Cauac, rappresentati dai glifi nella figura) con 13 numeri (da 1 a 13). I due gruppi vengono combinati come se fossero su due ingranaggi, uno con i numeri e uno con i nomi. Le 260 possibili combinazioni sono pertanto ordinate in questo modo:

  • 1 Imix (INIZIO)
  • 2 Ik
  • 3 Akbal
  • 4 Kan
  • 5 Chicchan
  • 6 Cimi
  • 7 Manik
  • 8 Lamat
  • 9 Muluc
  • 10 Oc
  • 11 Chuen
  • 12 Eb
  • 13 Ben (fine numeri)
  • 1 Ix (ripartono numeri)
  • 2 Men
  • 3 Cib
  • 4 Cabab
  • 5 Eznab
  • 6 Cauac
  • 7 Ahau (fine nomi)
  • 8 Imix (ripartono nomi)
  • 9 Ik
  • 10 Akb al
  • 11 Kan
  • 12 Chicchan
  • 13 Cimi (fine numeri)
  • 1 Manik (ripartono numeri)
  • 2 Lamat
  • 10 Cabab
  • 11 Eznab
  • 12 Cauac
  • 13 Ahau (FINE)
Il calendario Tzolkin

Celebrazioni, riti, feste erano legate a diverse di queste combinazioni numero/nome (anche nel nostro calendario i vari giorni dell’anno sono associati a festività e ricorrenze legate a santi, angeli o eventi) e finito un ciclo di 260 giorni ne iniziava immediatamente un altro.

Lo Haab

Lo Haab

Lo Haab era un calendario civile, concettualmente più simile ai nostri, con 18 mesi da 20 giorni e un mese di 5 giorni (considerati sfortunati), per un totale di 365 giorni.

I nomi dei mesi da 20 giorni erano: Pop, Uo, Sip, Sotz’, Sek, Xul, Yaxk’in, Mol, Ch’en, Yax, Sac, Keh, Mak, K’ank’in, Muwan, Pax, K’ayab e Kumk’u; a questi seguivano i cinque giorni sfortunati senza nome: Uayeb’.

I giorni di ciascun mese erano conteggiati semplicemente col loro numero, da 0 a 19 (o da 0 a 4 nel caso dello uyaeb’).

I due calendari, Tzolk’in e Haab, procedevano parallelamente. Essendo uno di 260 giorni e l’altro di 365, tornavano a riallinearsi esattamente dopo 18,980 giorni (il minimo comune multiplo tra i due valori), ossia circa ogni 52 anni. La scadenza di questa “ruota calendarica” aveva un’importanza particolare ed era fonte di irrequietezza e sgomento per il timore che gli dei non concedessero un nuovo ciclo.

Il calendario del lungo computo attuale è iniziato il 4 Ahau (dello Tzolk’in) e l’8 di Cumku (dello Haab) e questa data costituisce la data di inizio della ruota calendarica. Ogni 52 anni si torna ad avere un 4 Ahau, 8 di Cumku; ma nel frattempo il lungo computo continua, parallelamente. Le registrazioni del lungo computo si trovano così molto spesso seguite dalle corrispondenti date Tzolk’in e Haab, e ciò permette di collocare in modo preciso nel tempo queste ultime.

Baktun 13 (13.0.0.0.0)

4 Ahaw, 3 K'ank'in

4 Ahaw, 3 K’ank’in

Ma continuiamo con la presunta data della fine del mondo. Cosa c’è di particolare nel 21/12/2012? Che è il primo giorno del baktun 13 (il quattordicesimo); nel passaggio dal 20/12/2012 (12.19.19.17.19) al giorno successivo le ultime 4 cifre del calendario del lungo computo si azzerano e la quinta passa da 12 a 13: ossia 13.0.0.0.0; esattamente come dopo il 31 dicembre arriva il primo gennaio, insomma.

Allora cosa dovrebbe avere di particolare il baktun 13, se ce ne sono 20?

Tanto per cominciare, in molti siti dove si parla della presunta profezia maya, si sostiene che i baktun siano al massimo 13 (da 0 a 12). Quindi – per loro – il quattordicesimo dovrebbe portare ad un reset completo del calendario.

Il motivo di questa enfasi sul baktun 13 deriva da una interpretazione del Popol Vuh (che non contiene però riferimenti temporali) alla luce di alcune iscrizioni nel Tempio delle Iscrizioni

di Pelenque. Secondo questa interpretazione, la terza era si sarebbe conclusa con la distruzione del creato esattamente nel primo giorno del baktun 13. Il (mitologico) lungo computo precedente fu azzerato, così che il calendario cominciasse dalla quarta creazione. Più precisamente:

  • il 12.19.19.17.19 è l’ultimo giorno della terza era (10 agosto 3114 aC);
  • il 13.0.0.0.0 è il giorno della quarta creazione (11 agosto 3114 aC);
  • il 0.0.0.0.1 è il primo giorno della quarta era (12 agosto 3114 aC).

I sostenitori della “profezia Maya” dicono che se l’era precedente è finita nel baktun 13 allora dev’essere così anche per questa, vista l’idea di ciclicità insita nella cultura maya.

Si tratta però di una estrapolazione discutibile.

Per cominciare, ci sono delle prove evidenti che i baktun siano venti e che i maya considerassero raggruppamenti di ordine superiore a cinque (che normalmente non utilizzavano).

Nel Tempio delle Iscrizioni di Pelenque, è scritta la data di nascita del re Pakal: 9.8.9.13.0 (24 marzo 603 DC). Poi un riferimento dice di spostarsi nel futuro di un numero di giorni pari a 10.11.10.5.8 e indica la data di arrivo: 1.0.0.0.0.8 (13 ottobre 4772 dC). La ragione di questo salto temporale non è nota (poteva avere qualche significato simbolico andato perduto), ma si tratta comunque di una data successiva al 21/12/2012 e i gruppi sono sei anziché cinque. Gli elementi del sesto gruppo si dicono piktun (ed esistono rappresentazioni di date con ancora più cifre). Ebbene, la data di arrivo può essere quella solo se i baktun sono 20. Infatti:

     9. 8. 9.13. 0
+   10.11.10. 5. 8
= 1. 0. 0. 0. 0. 8

D’altra parte è vero che il 13 doveva essere un numero simbolicamente importante per i Maya. Il ciclo Tzolk’in era una sequenza di 13 gruppi di venti giorni. La data 13.0.0.0.0 come riferimento alla fine della terza era e all’alba della quarta creazione è riportata più volte. In alcune stele e pagine dei codici sono registrate date del lungo computo precedute da sfilze interminabili di 13, a volte poste davanti a date dell’era corrente. In altri casi conteggiare tutta la sequenza di “13” porterebbe a date ben più lontane dell’età dell’universo (ad esempio la Stele 1 di Coba). Questo numero poteva significare “completamento” e metterne tanti in fila doveva servire a enfatizzare la distanza della data [9, 10].

Cosa dovrebbe succedere nel 2012 secondo i Maya?

Bassorilievo con la data 21/12/2012

Bassorilievo di Tortuguero con la data 21/12/2012

Difficile dirlo, perché al di la di un mare di congetture non c’è nulla. I Maya non hanno lasciato nessuna profezia, scritta o orale, su cosa dovrebbe succedere alla presunta fine del lungo computo [11, 12].

La data 13.0.0.0.0 riferita all’era corrente è stata trovata una sola volta, nel “Monumento 6” nel sito archeologico di Tortuguero (regione di Tabasco, Messico), rappresentato nell’immagine qui a fianco [13]. Parti del bassorilievo sono cancellate, altre confuse e l’intero passaggio in essa riportato è andato in parte perduto.

Per quel che possiamo capire noi comuni mortali, in alto a destra ci sono i tre pallini e le due barrette orizzontali che rappresentano il numero 13. Nella riga successiva c’è 4 con a fianco il glifo tzolkin per ahaw e 3 con il glifo haab per k’ank’in. Poi c’è un altro 3 e in basso è leggibile un 9 (bolon, vedi [2]). Dunque nel 13º pik (forma arcaica per baktun), il 4 ahaw, 3 giorno di k’ank’in, ossia il nostro 21/12/2012…

Secondo gli studiosi, il passaggio recita: «Tzuhtz-(a)h-oom u(y)-uxlahuun pik (ta) Chan Ahaw, ux(-te’) Uniiw. Uht-oom […illeggibile…] Y-em(al) ([…illeggibile…]) Bolon Yookte’ K’uh ta ([…illeggibile…])»…

Chiarissimo no? 😉 La traduzione [14] potrebbe essere:

«The Thirteenth Bak’tun will be finished (on) Four Ahaw, the Third of K’ank’in. [illeggibile] will occur. (It will be) the descent ([illeggibile]) of the Nine Support ([illeggibile]) God(s) to the …».

ossia

«il 13º Bak’tun finirà (il) 4 Ahaw, in 3º di K’ank’in. [illeggibile] accadrà. (Sarà) la discesa ([illeggibile]) del Dio (degli dei) ([illeggibile]) dai Nove Sostegni al [testo mancante]»

Si noti che Bolon è nove e K’uh (ku) sta per dio. Lo stesso autore della traduzione David Stuart commenta [14]:

«The term following uht-oom is the main puzzle, and largely effaced. The “descent” reference is highly tentative, too. The enigmatic deity Bolon Yookte’ K’uh has been known for some time from many sources, and I suspect that he (or they) has some tangential relationship to the Principal Bird Deity, as well as war associations […]»

«Il termine che segue uht-oom, in gran parte cancellato,è il rompicapo principale. Anche il riferimento a “discesa” è assai incerto. L’enigmatica divinità Bolon Yookte’ K’uh è nominata in diverse fonti e ho il sospetto che possa (o possano) avere qualche parentela marginale col la principale Divinità Uccello, e anche essere associata alla guerra […]»

Dunque la frase – data a parte – non è affatto chiara. Chi l’ha tradotta dice che addirittura il riferimento a “discesa” è incerto. A essere generosi, la parte di “profezia” giunta fino a noi si riduce a questo: “alla fine del 13º Baktun (il 21/12/2012) la divinità Bolon Yokte’ (K’uh) dovrebbe scendere da qualche parte“.

Tutte le interpretazioni basate su questa traduzione sono solo congetture e arrivare per interpolazione a dire che – secondo i Maya – il 21/12/2012 ci sarà la fine del mondo è del tutto gratuito.

Al di la del fatto che il 13º Baktun possa avere un significato particolare e che nella mitologia dei Maya trovino posto varie creazioni del mondo e diluvi distruttori, in nessuno degli scritti che ci sono giunti ci sono riferimenti espliciti a quello che dovrebbe accadere il 21/12/2012; men che meno riferimenti a presunti allineamenti galattici, esplosioni solari, colombe spaziali o altro ancora.

A questo si aggiunga che per altri popoli mesoamericani come gli Aztechi che condividevano lo stesso tipo di calendario Maya (si vedano Mesoamerican creation myths [14] e Five Suns [15]), profezie, date e leggende erano diverse e a volte contraddittorie rispetto a quelle Maya.


Bibliografia:

  1. The real Maya prophecies: astronomy in the inscriptions and codices
  2. The Maya mathematical system
  3. Mayan symbols
  4. Maya Astronomical Glyphs and Symbols
  5. Animal figures in the Maya codices
  6. Il calendario Maya
  7. Calendar Converter
  8. The Dresden codex eclipse table
  9. The longcount and 2012 AD
  10. Mesoamerica Long Count Calendar
  11. Prophecy Demystified: The Non-Existent “Mayan Prophecies” and the Real Meaning of “Prophecy”
  12. Harmonic Deconvergence: Origins of Mayan Calendar Confusion and 2012 Mania–Separating Fact from Fantasy
  13. Maya perspectives on 2012
  14. Discussione sulla “Profezia di Tortuguero” (UT Mesoamerica Center Discussion Board)
  15. Mesoamerican creation myths
  16. Five Suns
  17. Codice di Dresda in versione PDF (FAMSI)
  18. Codice di Dresda in formato JPG (FAMSI)
  19. Codice di Parigi in formato PDF (FAMSI)
  20. Mesoamerican writing systems
  21. Maya writing
  22. The Maya calendar (+ link)
  23. The Dresden Codex – the Book of Mayan Astronomy
  24. The Maya Flood Myth and the Decapitation of the Cosmic Caiman
  25. Astronomy and the Iconography of Creation Among the Classic and Colonial Period Maya
  26. It’s not the end of the world: what the Ancient Maya tell us about 2012
  27. 2012 FAQ (Frequently Asked Questions)

8 risposte a I Maya, il 2012 e il codice di Dresda

  1. […] fine del mondo prevista, si dice, dai Maya per il dicembre 2012 sarebbe dunque  solo rimandata di qualche […]

    Mi piace

  2. […] celeste, che nasconde dietro di se degli UFO, contiene una nana bruna, nasconde Nibiru ed è in combutta coi Maya sarà visibile ancora per poco. Da metà mese fino ad ottobre andrà infatti a nascondersi […]

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  3. MASSIMO ha detto:

    E’ POSSIBILE CHE SI TRATTI DI UNA NARRAZIONE DI EVENTI PASSATI REALMENTE ACCADUTI, COME LA SCOMPARSA DI ATLANTIDE,IL DILUVIO UNIVERSALE 12.000 ANNI FA CIRCA.POICHE’, LA STORIA E’ DESTINATA A RIPETERSI!!!!!

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    • Gabriele ha detto:

      La scomparsa di Atlantide sarebbe realmente accaduta? Se ci si riferisce a Thera, beh può essere che Platone si sia rifatto all’eruzione del 1627 a.C. Altrimenti di prove non ne esistono anche se tanti le hanno cercate ovunque.

      Non mi risulta nemmeno che 12.000 anni fa ci sia stato il diluvio universale. Magari Lei si riferisce alla fine dell’ultima era glaciale. Certo, è possibile che nella tradizione orale di alcuni gruppi umani possa essere rimasta una traccia di quegli eventi e che questa traccia sia stata rielaborata da alcune culture. Però bisogna tener conto che i cambiamenti non furono così repentini e drammatici come nel mito del diluvio.

      Per quel che riguarda i Maya, possiamo senz’altro fantasticare su ciò che non sappiamo ma non troverei rispettoso attribuire loro conoscenze che non potevano avere.

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  4. […] avevo già parlato nell’articolo I Maya, il 2012 e il Codice di Dresta ma ora sono gli archeologi ad affermarlo, prove alla […]

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  5. Benedetto ha detto:

    A proposito di dio degli dei dai nove sostegni io mi trovo in provincia di una città che è chiamata citta dei 99, una leggenda dice che questa città è stata fondata da 99 principi i quali la costruirono con 99 chiese, 99 piazze, e 99 fontane.
    Questa città ha anche un campanile, chiamato campanile dei 99, il quale ogni giorno fa 99 rintocchi.
    Questo campanile ha un centro visibile dall’alto Google Earth e misurando la distanza che intercorre da quel centro al camino della mia vecchia casa dove sono nato di ex via 99 da una distanza di 9,99 km.
    In ultimo il mio nome e cognome sono do 9 lettere ciascuno per un totale di 9+9.lettere.
    Che ne pensi potrei essere quello della leggenda Maya?

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