Il pensiero magico – parte 2ª


⇐ Torna alla 1ª parte

Una reliquia da contatto

Tessuto entrato in contatto con Papa Giovanni XXIII (reliquia da contatto)

In molti casi il valore dell’oggetto proviene da chi l’ha posseduto o usato o toccato: un esempio di contagio magico.

Da uno studio risulta che l’80% degli studenti delle superiori sostiene che ci sia almeno un 10% di possibilità che mettere un pullover di Mr. Rogers, anche senza saperlo, doterebbe chi la indossa di parte della sua “essenza“: migliorerebbe il proprio atteggiamento e renderebbe più amichevoli. Del resto migliaia di anni di reliquie sacre (quella nella foto qui a fianco è un pezzetto di stoffa entrata in contatto con papa Giovanni XXIII) dimostrano quanto questa convinzione sia diffusa in tutte le culture e in tutte le epoche.

Gloria Steinem una volta raccontò un aneddoto di prima che fosse famosa: un’altra ragazza che l’aveva vista toccare alcuni dei Beatles le chiese per questo un autografo.

Paul Rozin dell’Università della Pennsylvania e la Nemeroff ipotizzano che il contagio magico possa essere un’evoluzione della nostra paura dei germi che come le essenze sono invisibili, facilmente trasmissibili, e hanno conseguenze di vasta portata.

Ben prima che noi umani avessimo qualunque idea di cosa fossero i germi mettevamo in quarantena gli ammalati ed evitavamo di toccare i cadaveri. L’intuizione profonda che qualità morali o psicologiche possano passare tra le persone, o che un oggetto porti con se la propria storia, potrebbe essere solo l’estensione della tendenza adattiva a prestare attenzione alle fonti di infezione. Ma questo non significa che siamo bravi a valutare le fonti di contagio.

La Nemeroff ha scoperto che i germi delle persone che si amano fanno meno paura di quelli dei nemici e che si pensa che i primi facciano ammalare di meno. Ha anche scoperto che gli universitari basano la decisione di usare il preservativo più su quanto si sentono emozionalmente a proprio agio col partner piuttosto che su una valutazione oggettiva del rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili.

2. Tutto può essere maledetto.

Totò jettatoreLe essenze non sono sempre buone. Infatti le persone mostrano reazioni più forti ai presagi negativi che a quelli positivi. Madre Teresa non poteva neutralizzare completamente il male in un pullover indossato da Hitler, un fatto che rientra nella teoria microbica del contagio morale. Una goccia di acqua di fogna fa più danno a un secchio di acqua pulita di quanto una goccia di acqua pulita facca a un secchio di acqua di fogna. Nemmeno il semplice lavaggio riesce a cancellare le vibrazioni negative. Gli studi di Rozin e colleghi mostrano che la gente ha una forte avversione ad indossare vestiti lavati e puliti che siano stati indossati da un assassino o anche solo da qualcuno che abbia perso una gamba in un incidente.

Il contagio magico fluisce anche al contrario. Molte persone non vorrebbero che un malato di AIDS prendesse il loro posto nel letto di ospedale che hanno appena lasciato, e circa un terzo degli universitari si sentirebbe a disagio se un nemico possedesse la loro spazzola usata. «Ciò si appoggia all’ipotesi secondo cui non ci sarebbe separazione di spazio e tempo», dice la Nemeroff: «io e la spazzola siamo stati in contatto, ci siamo fusi e a quel livello mistico dove il tutto è uno, agire su essa è come farlo su di me».

3. La mente domina sulla materia

Gli auguri sono probabilmente il tipo di formula magica più diffusa. Sono l’irragionevole aspettativa che i nostri pensieri possano avere la forza e l’energia per agire sul mondo. Chi non ha resistito a certi pensieri per paura di portare iella a se stesso? Avete espresso un desiderio spegnendo le candeline sulla torta? Avete mai cercato di segnare un gol tirando al volo da metà campo usando solo speranza e concentrazione?

Maledetto Barone Rosso!Emily Pronin e dei colleghi di Princeton e Harvard hanno convinto degli studenti universitari a partecipare a uno studio in cui dovevano fare delle maledizioni voodoo a dei compagni. Mentre concentravano i propri pensieri su altri studenti, gli stregoni piantavano spilli su delle bambole voodoo e le “vittime” fingevano mal di testa. Alcune vittime erano state istruite a comportarsi da somari durante lo studio (la maglietta con su scritto “Gli stupidi non dovrebbero aver figli” fu un tocco di classe), in modo da stimolare pensieri insani nei piantatori di spilli. Quelli che ebbero a che fare coi cretini si sentirono molto più responsabili per i mal di testa che non il resto del gruppo di controllo. Se lo pensi e succede allora l’hai fatto tu, giusto? La Pronin descrive il risultato come un modo particolare di vedere rapporti causali nelle coincidenze, dove la “causa” è particolarmente manifesta visto che è difficile non accorgersi di quello che accade nella propria testa.

4. I rituali portano fortuna

Ogni volta che volo appoggio la mano alla fusoliera mentre salgo sull’aereo. L’abitudine è cominciata quando ero un bambino timoroso delle macchine volanti. Negli anni ho continuato a toccare l’aereo e a non morire in modo orrendo. Così il mio cervello ha deciso che ero io a tenere in volo il velivolo. Ora continuo a farlo per la pace della mente.Rituali scaramantici di un giocatore di baseball Per testimoniare l’irrazionale ripetizione di azioni senza provati effetti causali, non c’è miglior laboratorio dello sport. L’antropologo George Gmelch dello Union College di Schenectady ha prestato molta attenzione alle elaborate danze dei giocatori durante le partite di baseball. Poiché il risultato nel colpire e nel lanciare è così imprevedibile (rispetto il calciare), la maggior parte dei tic comportamentali si osservano presso la casa base e il monte di lancio.

Mike Hargrove era soprannominato “the human rain delay” per i suoi ossessivi numeri quando era alla battuta. B.F. Skinner mostrò notoriamente la “superstizione” nei piccioni, chiudendoli in una scatola, nutrendoli a intervalli regolari, e guardandoli associare comportamenti casuali ai loro comportamenti, il che alla fine portava a intricate consuetudini comportamentali. Quando si comincia ad associare lo scalciare la polvere o il sistemare il berretto a battute e home run, si vedrà ben presto la casa base diventare una gabbia per criceti all’aria aperta.

Usiamo atti rituali più spesso quando ci costano poco, quando un risultato è incerto o fuori dal nostro controllo e quando la posta è alta (da cui la mia comunione con la fusoliera). Le persone che credono veramente ai loro rituali esibiscono un fenomeno noto come “illusione del controllo”, il convincimento di avere più influenza sul mondo di quella che hanno veramente. E non è una brutta cosa avere di queste illusioni – il senso di controllo incoraggia la gente a lavorare di più di quanto farebbero diversamente. Infatti, una perfetta stima dei nostri poteri, uno stato noto come “realismo depressivo”, affligge le persone con depressioni cliniche che in genere mostrano meno pensiero magico.

D’altra parte nelle persone in cui la mente segue prevalentemente una modalità di ragionamento magico, quando le esperienze contraddicono il loro pensiero non nasce il bisogno di spiegare l’insuccesso. Eh sì, perché – diciamolo sottovoce – spesso i rituali falliscono. Tante volte l’evento o l’essere che si vorrebbe controllare o raggiungere sfugge alla presa; ad esempio, nelle tribù primitive la pioggia non arriva nonostante l’azione sul suo simbolo o la danza propiziatoria, così come la persona di cui si è innamorati non torna se si compie un rituale sul suo fazzoletto o sulla sua foto. Tuttavia il pensiero magico sopravvive, nonostante i fallimenti della magia, perché esso si basa anche su un’altra caratteristica che lo mantiene in vita: l’impermeabilità all’esperienza.

Questo è possibile anche grazie al ricorso a giustificazioni in base alle quali il fallimento è connesso all’intervento di altri fattori che lo possono giustificare, oppure facendo riferimento a premesse diverse da quelle su cui si fonda il pensiero logico e secondo cui le potenze invisibili che consentono la partecipazione agiscono secondo progetti oscuri e quindi in momenti inattesi, imprevedibili e incalcolabili (Jung C. G., 1942) . Così i fallimenti di un rituale magico possono essere attribuiti ad un errore di memoria, ad un errore nell’eseguire un rito, al volere degli spiriti o ad una contro-magia (Malinoswski B., 1925).

Insomma se il pensiero magico fallisce … è sempre a causa di altro pensiero magico!

Continua…

⇐ pagina precedente | 1 | 2 | 3 | 4 | prossima pagina ⇒


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: