Il pensiero magico – parte 3ª


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5. Dare nomi alle cose è dominarle

VelenoCosì come i pensieri e gli oggetti, anche i nomi hanno potere. La capacità del linguaggio di scovare associazioni agisce su di noi come un incantesimo. Piaget diceva che i bambini spesso confondono gli oggetti coi loro nomi, un fenomeno che ha etichettato come “realismo nominale“. Rozin e colleghi hanno dimostrato il realismo nominale negli adulti.

Dopo aver visto versare dello zucchero in due bicchieri d’acqua ed aver personalmente messo le etichette “zuccherato” in uno e “velenoso” nell’altro, la maggior parte delle persone preferiscono bere dal bicchiere con su scritto “zuccherato” e sono comunque intimoriti da uno sempre da loro etichettato “non velenoso” (il subconscio non elabora i negativi). Rozin ha anche visto che le persone sono riluttanti a stracciare un bigliettino su cui sia scritto il nome della persona amata. Simboli arbitrari portano con loro l’essenza di ciò che rappresentano. Sulla stessa falsariga «l’adozione del nome Adolf diminuì fortemente negli anni 1940», fa notare Rozin.

6. Il Karma è bastardo

In terza media un ragazzino chiamato Kevin aveva l’hobby di darmi sui nervi, di prendermi in giro per tutto, dal taglio dei capelli ai laccetti delle scarpe. Avrei voluto tanto dargli un bel calcione dove meritava ma … non ho dovuto farlo. Un bel giorno ebbe un piccolo incidente col manubrio di una bicicletta. Con la sua virilità menomata, non potei far altro che sentire che c’era un senso di giustizia nell’universo. Se l’era meritato.

Il karma

Credere che il mondo sia giusto mette la nostra mente a proprio agio e anche quando ci sono cose fuori dal nostro controllo, esse capitano per una ragione.

Per tanta gente è insopportabile l’idea che dolore e sofferenza possano essere arbitrari; questo e il bisogno di un ordine morale possono aiutare a spiegare la popolarità della religione. In effetti i sostenitori del “mondo giusto” (vedi Just-world phenomenon) sono più religiosi degli altri.

La fede nella giurisprudenza cosmica comincia presto. Gli psicologi di Harvard hanno dimostrato che i bambini dai 5 a 7 anni preferiscono un bambino che ha trovato 5 dollari per strada a uno la cui partita di calcio sia stata interrotta dalla pioggia.

Ma credere in un “universo giusto” può anche impedire di combattere per avere più giustizia e addirittura a prendersela con le vittime. Se a un soggetto sotto test sono mandate scariche dolorose che non può evitare la gente penserà meno a lui; sarà confortante pensare che in qualche modo dev’esserselo meritato.

La jella – intesa come esito di una sfida al destino – è strettamente legata al karma. Jesse Bering, uno psicologo della Queen’s University di Belfast, studia la psicologia evoluzionista della religione. Sostiene che assumere che un essere onnisciente possa leggere la nostra mente e colpirci per la nostra immoralità ci impedisce di comportarci male e venire così esclusi dal nostro gruppo sociale. Io sono ateo, ma gli ho chiesto se la paura di fulmini ben mirati potrebbe spiegare perché tocco ferro ogni volta che mi ritrovo a pensare qualcosa tipo «cavolo, sono mesi che non prendo il raffreddore» (un’abitudine che riconduce anche ai punti 3 e 4). «Stiamo ancora pensando che l’universo ci tenga d’occhio in modo moralistico. Se pensiamo di averla fatta franca e di essere riusciti a fregarlo non prendendo il raffreddore come fanno tutti, allora esso cercherà di umiliarci con una bella dose di dura realtà. Il rituale di toccar ferro in qualche modo soddisfa l’universo e gli impedisce di punirci».

7. Il mondo è vivo

Credere che l’universo sia ben disposto verso i nostri desideri equivale a credere che abbia una mente o un’anima, magari elementari.

Calvin e HobbesSpesso vediamo gli oggetti inanimati come se fossero infusi di una qualche forza vitale.

Dopo aver visto da bambino “The Velveteen Rabbit” (un film tratto da una favola in cui i giocattoli diventano vivi) desiderai disperatamente che il mio orsacchiotto di peluche prendesse vita. Quando chiesi a mia mamma se amando tanto qualcosa questo potesse diventare reale, lei mi rispose di no… Mi spezzò il cuore.

Non è che pensiamo che tutta la materia sia completamente viva – anche i bambini piccoli sono sorpresi quando oggetti inanimati sembrano muoversi da soli – ma sentiamo che potrebbe avere un potenziale. So a livello intellettivo che non posso portare in vita gli oggetti, ma mi sento comunque irrazionalmente arrabbiato verso il panino che mi cade dalle mani (e sono pure stato visto colpirlo più volte per rappresaglia).

Marjaana Lindeman, una psicologa dell’Università di Helsinki, definisce “pensiero magico” il trattare il mondo come se avesse proprietà mentali (animismo) o aspettarsi che la mente esibisca le proprietà del mondo fisico. Ha scoperto che persone che sostengono alla lettera frasi come “i vecchi mobili conoscono cose del passato” o “i cattivi pensieri sono contaminanti” credono anche a cose come il Feng Shui (l’idea che la disposizione dei mobili possa incanalare l’energia vitale) e l’astrologia. Sono anche con più probabilità religiosi e propensi a credere ad agenti paranormali.

Subbotsky dice che ci sono vantaggi nel pensare in modo animistico. «È più confortante pensare che il nostro fato sia scritto nelle stelle piuttosto che di far parte di un gruppo di animali intelligenti che sono persi per sempre nello spazio gelido». Inoltre il pensiero magico non interferisce necessariamente con la vita pratica, aggiunge: «Puoi credere nell’astrologia ma essere anche un buon astronomo» [ questo lo dice lui, n.d.t. ].

Pensiero magico: psicologia positiva o psicosi-soft?

Il pensiero magico può essere tracciato graficamente su uno spettro che vede gli scettici da una parte e gli schizofrenici dall’altra.

La persone che approvano le idee magiche vanno dagli innocui (occasionale paura di passare sotto una scala) agli stravaganti (le emittenti televisive sanno cosa stai guardando) ed è più probabile che abbiano delle psicosi o che ne sviluppino prima o poi nella vita.

Chi soffre di disturbi ossessivo-compulsivi esibisce anche elevati libelli di paranoia, disturbi percettivi, e pensiero magico, specialmente nella “fusione pensiero-azione” secondo cui pensieri negativi portano male.

Queste persone si sentono obbligate a compiere azioni ripetitive per neutralizzare pensieri intrusivi di porte lasciate aperte o persone amate che si ammalano di cancro. Ma più pensiero magico non significa necessariamente più problemi emozionali: quel che conta è se questo modo di pensare interferisce con le nostre funzionalità quotidiane.

Continua…

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