Il pensiero magico – parte 4ª


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Serve il pensiero magico per divertirsi?Non dovreste desiderare nemmeno di stare all’estremità scettica dello spettro. «Essere totalmente non-magici è davvero poco salutare», dice Peter Brugger, primario di neuropsicologia alla Clinica Universitaria di Zurigo». Ha dei dati che collegano fortemente la mancanza di ideazione magica con l’anedonia, l’incapacità di provare piacere. «Gli studenti non-magici tipicamente non si divertono andando alle feste e così via».

Ha anche trovato una sostanza chimica chiave coinvolta nel pensiero magico. La dopamina, un neurotrasmettitore usato dal cervello per marcare le esperienze come significative, scorre a fiumi nel cervello degli schizofrenici che vedono significati ovunque, ma sgocciola appena in quello di molti depressi che lottano per trovar valore nella vita di ogni giorno. In un esperimento quelli che credono nel paranormale (che hanno alti livelli di dopamina) erano più proni dei non credenti a vedere volti inesistenti in immagini confuse; ma lo erano anche meno a non notarle quando c’erano veramente. Tutti vedevano più volti quando gli veniva somministrato un farmaco per alzare il livello di dopamina.

Hobbes è in agguato

Brugger sostiene che la capacità di vedere degli schemi e fare associazioni mentali anche sconnesse accresce la creatività ed ha anche una funzione pratica: «se sei in una prateria è sempre meglio supporre che possa esserci una tigre in agguato».

Pronti per il futuro?

Il monolito nero di '2001 Odissea nello spazio'La massima di Arthur C. Clarke «qualsiasi tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia» si realizza completamente nel regno del cyberspazio fatto di avatar e messaggistica istantanea. E il pensiero magico può aiutare a cogliere i frutti della tecnologia digitale.

I presentimenti mistici che non sempre hanno senso nel mondo reale possono essere utili in quello digitale. I virus informatici agiscono come maledizioni ancora di più di quanto facciano i germi veri, prendendo il controllo dei computer e facendoli sembrare posseduti. Le icone funzionano come incantesimi che possono aprire finestre verso nuovi mondi e un semplice click su un pulsante o un collegamento può avere effetti sorprendenti e ad ampio raggio.

Le azioni a distanza (per esempio la posta elettronica) funzionano perché tutto è connesso. Nel mondo reale delle semplici coincidenze spesso ci inducono all’infondato sospetto che dietro le quinte agisca un mistico burattinaio. Ma con la tecnologia ci sono davvero agenti intelligenti che tirano i fili – non deità ma ingegneri e programmatori.

Astuzie, soluzioni e trucchi informatici che eludono le normali procedure operative sono una forma di magia codificata. O, come potrebbe dire un fanatico dei computer, la magia è un modo di hackerare la natura.

Man mano che i nostri giocattoli tecnologici progrediranno, la nostra tendenza a vedere in essi l’opera di mandanti – per esempio sbraitando contro il cellulare quando si “comporta” male – potrebbe divenire sempre più utile per adattarsi. Gli oggetti inanimati diventeranno più reattivi, interattivi e con un comportamento “intenzionale”, sostiene Erik Davis, l’autore di TechGnosis e «a quel punto sarà sensato avere un certo livello di pensiero magico se non altro per essere in grado di trattare con questi dispositivi».

Non così sciocco, dopo tutto?

Chi siamo noi per dire che i sognatori sbagliano? Carol Nemeroff e Paul Rozin sottolineano che molte credenze magiche hanno acquistato qualche elemento di validità scientifica:

  • Contagio magico: la teoria dei germi ha mostrato che abbiamo reali motivi per temere qualcosa di invisibile e negativo che può essere trasmesso col contatto. I batteri sono le nuove maledizioni.
  • Esistenza olografica: l’idea che il tutto sia contenuto in ogni sua parte è confermata dalla biologia. Ogni cellula del nostro corpo contiene tutto il DNA che serve per creare l’intera persona.
  • Azione a distanza: possono le bambole voodoo o le bacchette magiche avere qualche influsso? Beh, l’attrazione gravitazionale funziona a distanza. Lo stesso fanno i telecomandi, attraverso la radiazione elettromagnetica.
  • Mente contro materia: l’effetto placebo è ampiamente documentato. Il solo pensare che ingerire una pillola possa avere un effetto medico su di noi fa sì che questo avvenga.
  • Mana: è il termine polinesiano per l’onnipresente concetto dei poteri soprannaturali trasmissibili. Esiste in effetti una parte di un flusso astratto universalmente noto ed applicabile che ci collega tutti: il denaro.

(Mattew Hutson, Psychology Today, Magical thinking)

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