Gli enormi blocchi di pietra impossibili da spostare

19 luglio 2010

Luna crescente su StonehengeUna delle obiezioni che i fanta-archeologi (o sedicenti ricercatori del mistero) muovono più spesso all’archeologia da loro definita ufficiale a proposito dei grandi monumenti in pietra del passato (complessi megalitici, Stonehenge, Isola di Pasqua, Giza, ecc.) è la presunta impossibilità tecnologica di alzare/spostare pietre così grandi e pesanti.

Dal momento che non ci sono arrivate descrizioni delle tecniche usate per spostare questi pesantissimi blocchi di pietra, quello che si può fare è immaginarsi come li potessero sollevare, girare, trascinare e posizionare ragionando in termini di semplicità, praticità e tenendo conto dei materiali disponibili a quell’epoca (nel caso di Stonehenge, per esempio c’erano essenzialmente legno, funi e altre pietre). È di questo che si occupa l’archeologia sperimentale.

A volte in aiuto degli archeologi corrono dei semplici appassionati che hanno delle intuizioni geniali. È questo il caso di Wally Wallington, un carpentiere in pensione, che – come dice lui stesso – negli anni di attività si è spesso trovato a dover improvvisare soluzioni per portare a termine un lavoro…

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Rapimenti alieni: realtà? (parte 1ª)

12 luglio 2010

Qualcuno è mai stato veramente rapito dagli alieni?Uno dei temi più controversi quando si parla di ufologia sono i cosiddetti rapimenti alieni (alien abductions in inglese).

Ci sono diverse persone che affermano di essere state rapite, in genere durante il sonno, da esseri alieni. I ricordi di questi rapimentisono frammentari e spesso confusi ma, se lo scenario può variare, alcuni elementi sono comuni alla maggior parte delle testimonianze: più o meno tutti i “rapiti” (abductee) hanno immagini di se stessi legati a un tavolo dove vengono esaminati da alieni (in genere verde o grigio e con enormi occhi a mandorla). Di rapimenti alieni si comincia a parlare negli anni ’50 del secolo scorso (pochi anni dopo che, nel 1947, si cominciò a parlare di UFO come di astronavi aliene venute dagli spazi siderali per studiare noi e il nostro pianeta) anche se in letteratura esiste qualche traccia di racconti simili, dove gli alieni sono sostituiti da esseri con fattezze compatibili col linguaggio e la cultura popolare dell’epoca. Tra i miti e le leggende di molti popoli sono descritte entità che ogni tanto disturbano il sonno dei malcapitati gravando sul loro petto.

Dunque la tesi è che «degli alieni sono venuti da distanze siderali per rapirmi durante il sonno, stendermi su un tavolo operatorio, studiarmi, umiliarmi e poi rimettermi nel mio letto. E lo hanno fatto più volte, senza lasciare nessuna prova fisica e senza che nessun altro se ne accorga»… Una questione posta in questi termini non può che polarizzare le opinioni: è difficile accettare razionalmente un’ipotesi tanto estrema da destare facili ilarità; d’altra parte i siti e i forum ufologici, i tanti ragazzini pieni di fantasia che li frequentano e gli onnipresenti venditori di fuffa non fanno molto per affrontare la cosa da un punto di vista razionalmente accettabile.

Il fatto è che un terreno su cui confrontarsi esiste. Secondo tutti gli psicologi che hanno affrontato la questione, quale che sia la loro idea sulla realtà delle esperienze raccontate, chi sostiene di essere stato rapito (d’ora in poi i “rapiti“) è spesso sincero. I suoi ricordi gli dicono che ha subito un’esperienza traumatica e spesso umiliante; e gli suggeriscono immagini di esseri che volano o si spostano intorno ad un letto dove egli si trova immobilizzato.

Una persona che, se non altro, ha avuto il merito di aver portato la questione sotto gli occhi della scienza è stato John Mack, professore presso la prestigiosa Harvard Medical School, insignito del premio Pulitzer (per una biografia psicologica su Lawrence d’Arabia) ma soprattutto discusso, contestatato, amato autore di libri che sono diventati ben presto dei best seller tra i cultori del fenomeno UFO e paladino dei diritti e della dignità dei “rapiti” dagli alieni.

John Mack è morto nel 2004. L’articolo di Kaja Perina che ho tradotto e integrato qui di seguito (qui l’originale) è stato pubblicato nel marzo del 2003 su Psychology Today. Prende spunto da un’intervista al professor Mack e a suoi due colleghi per fare il punto – ammesso che sia possibile – su una questione così controversa…

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Rapimenti alieni: realtà? (parte 2ª)

12 luglio 2010

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Sognare ad occhi aperti

Gli psicologi hanno a lungo congetturato che i “rapiti” potessero essere inclini a fantasie e all’essere “assorti”, la propensione a sognare ad occhi aperti o a rimanere incantati dai romanzi. Sia i “rapiti” dagli alieni che una gran numero di quelli che si ritrovano a fantasticare denunciano false gravidanze, esperienze extracorporee e apparizioni. Alcuni psicologi speculano sul fatto che persone come Will Bueche e Peter Faust siano semplicemente individui naturalmente predisposti agli incontri con un recettività accentuata rispetto esperienze anomale. Quale che sia il caso, Bueche e Faust hanno trovato un ascoltatore ben disposto in John Mack…

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Rapimenti alieni: realtà? (parte 3ª)

12 luglio 2010

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Kanashibari

Kanashibar. La paralisi nel sonno ha tanti nomi nelle culture popolari

La paralisi nel sonno, detta anche paralisi ipnogogica, è un fenomeno comune: il 6% delle persone ne ha avuto almeno un episodio. Il cervello e il corpo si desincronizzano momentaneamente al risveglio dal sonno REM. Il corpo rimane paralizzato, come avviene normalmente durante il ciclo REM, ma la mente è semi-lucida o anche completamente conscia dell’ambiente circostante, anche – secondo uno studio giapponese – se gli occhi sono chiusi. L’esperienza non può essere tecnicamente classificata né come veglia né come sonno. Per alcune sfortunate persone questa leggera paralisi è accompagnata da orribili allucinazioni visive e uditive: luci brillanti, senso di soffocamento e la convinzione che sia presente un intruso.

I giapponesi lo chiamano kanashibari e lo rappresentano come un demone che cammina sul petto di uno sventurato; i cinesi lo chiamano gui ya, o pressione dello spirito. In Romagna prende nome di Mazapégul (uno spiritello dispettoso della tradizione popolare).

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Rapimenti alieni: realtà? (parte 4ª)

12 luglio 2010

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L'orologio della Stazione di Bologna fermo alle 10.25 è un esempio di falsa memoria collettiva

L'orologio della Stazione di Bologna fermo alle 10.25 è un esempio di falsa memoria collettiva

Alle 10.25 di mattina del 2 agosto 1980 una bomba piazzata da terroristi neofascisti esplose nella Stazione Centrale di Bologna uccidendo 85 persone e ferendone più di 200. L’orologio posto sul piazzale della stazione si fermò a quell’ora. Tutti ricordano distintamente che è stato lasciato fermo da allora per ricordare la strage e da allora chi passa da Bologna lo vede così. Non è vero. Si tratta in realtà di un falso ricordo di massa. L’orologio fu riparato e continuò a funzionare fino al 1995, quando si ruppe nuovamente. Fu solo allora che si decise di puntarlo nuovamente alle 10.25 e lasciarlo fermo così per commemorare le vittime della strage (“Fermate l’orologio di Bologna“).

I falsi ricordi sono un problema di monitoraggio della fonte (source-monitoring), l’incapacità di ricordare dove e quando un’informazione sia stata acquisita: per esempio, pensiamo che un amico ci abbia raccontato una notizia mentre in effetti l’abbiamo sentita alla radio (o viceversa). «La memoria umana non è come un videoregistratore», dice Clancy. «È soggetta a distorsione e degrada col tempo. Ciò non significa che i “rapiti” siano psichiatricamente menomati. Non penso che debbano essere considerati strambi. Caso mai sono solo più soggetti a creare false memorie».

I soggetti il cui profilo di personalità indicava un alto livello di assorzione o di inclinazione alle fantasie erano i più soggetti ad avere scarsi risultati nel test del ricordo delle parole. Inoltre, dice McNally, tutti i “rapiti” nel gruppo delle memorie recuperate descrivevano quella che sembrava essere paralisi del sonno.

La Clancy e McNally hanno abbozzato le loro scoperte al Journal of Abnormal Psychology, riducendo il fenomeno dei “rapimenti” a una specie di equazione. La predisposizione a creare false memorie, combinata con episodi di disturbi come la paralisi nel sonno e un contesto culturale che considera possibili i rapimenti da parte degli alieni possono portare qualcuno a ricordare falsamente incontri di questo tipo. «Non si deve necessariamente credere a queste esperienze per creare false memorie», dice la Clancy. «Hai appena visto ‘X-Files’ e hai pensato ‘che stronzata’; ma poi ti capita un episidio di paralisi nel sonno che ti fa andar fuori di testa e magari quelle immagini sono ancora lì nella tua mente».

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