Rapimenti alieni: realtà? (parte 2ª)


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Sognare ad occhi aperti

Gli psicologi hanno a lungo congetturato che i “rapiti” potessero essere inclini a fantasie e all’essere “assorti”, la propensione a sognare ad occhi aperti o a rimanere incantati dai romanzi. Sia i “rapiti” dagli alieni che una gran numero di quelli che si ritrovano a fantasticare denunciano false gravidanze, esperienze extracorporee e apparizioni. Alcuni psicologi speculano sul fatto che persone come Will Bueche e Peter Faust siano semplicemente individui naturalmente predisposti agli incontri con un recettività accentuata rispetto esperienze anomale. Quale che sia il caso, Bueche e Faust hanno trovato un ascoltatore ben disposto in John Mack…

Mack è stato alla Medical School di Harvard dal 1955, e nel 1982 ha fondato il “Center for Psychology and Social Change” (ora “John E. Mack Institute” – dopo la sua morte nel 2004), ubicato in una casetta gialla di legno proprio dietro il campus universitario. Il Centro si propone, tra le altre cose, di studiare le esperienze anomale. Ha la propria casella postale a Cambridge (Massachusetts) ma l’edificio è vicino al confine con Somerville. L’indirizzo è una precisa linea di demarcazione per un clinico che è passato dalla scienza convenzionale e gli stati alterati di coscienza molto prima della pubblicazione di “Rapiti!”.

Mack ha fondato il dipartimento di psichiatria all’ospedale di Cambridge (Massachusetts) nel 1969; un programma che ha per lungo tempo attratto psichiatri innovativi legati alla cultura orientale. Nel 1977 Mack vinse il premio Pulitzer per “A Prince of Our Disorder, a biography of T. E. Lawrence”, una biografia di Lawrebce d’Arabia. «Mack è in comunicazione dinamica con l’umanità», dice Eugene Taylor.

John Edward Mack (1929-2004)

John Edward Mack (1929-2004)

Mack ha abbracciato tradizioni che vanno dalla psicoanalisi freudiana alla meditazione guidata di Werner Erhard. Nel 1988 cominciò a praticare la respirazione olotropica di Stanislav Grof, una tecnica che sarebbe in grado di indurre uno stato di coscienza alterato tramite una respirazione rapida e profonda e musica evocativa. Mack crede di aver recuperato la memoria della morte di sua madre, avvenuta quando lui aveva solo 8 mesi di età. «Sono cresciuto nella tradizione dell’indagine», dice Mack. «Se incontri qualcosa che non rientra nella tua visione del mondo, è più intellettualmente onesto dire ‘forse c’è qualcosa che non va nella mia visione del mondo’ che non tentare di far rientrare le tue scoperte in una credo esistente».

A 73 anni Mack ha un portamento regale nonostante il suo incedere curvo. Il suo viso armonioso, profondamente segnato e i suoi severi occhi blu sono sobriamente interessanti; ha presto guadagnato la fama di pronto soccorso emozionale tra i “rapiti” che ha intervistato. Questi, compresi Faust e Bueche gli stanno dietro come accoliti, spesso ripetendo a pappagallo le sue teorie.

Mack ha usato la regressione ipnotica per recuperare memorie dettagliate di 13 incontri con gli alieni, tutte descritte nel suo libro. Al momento ha intervistato più di 200 “rapiti“. Dice che in definitiva ha sposato i rapporti sui rapimenti principalmente perché ha trovato i suoi soggetti mentalmente competenti. Alcuni erano anche altamente traumatizzati e i più erano riluttanti a farsi avanti e abbastanza scettici a proposito delle loro esperienze.

Mack difende l’uso di tecniche estremamente controverse come l’ipnosi regressiva (pratica considerata pseudoscientifica dalla maggior parte degli scienziati) perché da più valore alla narrativa sperimentale piuttosto che ai dati empirici.

Quando si intervista un “rapito” si è «in presenza di uno che dice la verità, un testimone di una realtà inoppugnabile, spesso sacra». Mack dice di essere rimasto colpito quando i suoi soggetti gli dicevano di ricevere avvertimenti telepatici sulla decimazione delle risorse naturali da parte dell’uomo. «Pensavo che la cosa riguardasse solo alieni che prendevano ovuli e sperma e che traumatizzavano le persone», ammette Mack. «Fui sorpreso scoprendo che si trattava di qualcosa si informativo».

La Harvard Medical School, da parte sua, rimase stupita che Mack credesse di essersi imbattuto in qualcosa di più che un insieme di sintomi psichiatrici sottostimati.

Dal 1994 al 1995 Arnold Relman (M.D.), professore emerito di medicina, presiedette un comitato ad-hoc che condusse un’indagine di 15 mesi sull’operato di Mack coi “rapiti“. «John ha fatto delle buone cose in carriera e ha guadagnato molto rispetto. Il suo comportamento sui rapimenti alieni ha deluso molti suoi colleghi», dice Relman. L’indagine si concluse con molti mugugni ma senza una censura formale. Mack, tuttavia, fu incoraggiato a seguire un approccio multidisciplinare nel suo studio del fenomeno. «Nessuno mette in dubbio il diritto di John di indagare su questa faccenda», sospira Relman. «Diciamo solo che, se lo fai, allora fallo in modo oggettivo e accademico».

Nella primavera del 1999 Mack invitò astrofisici, antropologi e un analista junghiano che studiava le esperienze anomale in seguito ai trapianti di organi, presso la Harvad Divinity School (facoltà di teologia e studi religiosi), dove discussero con professionisti della saluta mentale e “rapiti“. Un partecipante era il professore Richard McNally, un esperto di processi cognitivi e disturbi dovuti all’ansia.

McNally disse all’assemblea che «gli aspetti legati al sonno di queste esperienze possono essere correlati a diverse parti del ciclo REM». Si riferiva al fenomeno della paralisi nel sonno, ma esitò a parlarne apertamente. Molti “rapiti” considerano il fenomeno della paralisi nel sonno una spiegazione troppo banale per le loro esperienze, così McNally non utilizzò quel termine per paura di “alienarsi” proprio i soggetti che voleva reclutare.

Continua…

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