Rapimenti alieni: realtà? (parte 4ª)


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L'orologio della Stazione di Bologna fermo alle 10.25 è un esempio di falsa memoria collettiva

L'orologio della Stazione di Bologna fermo alle 10.25 è un esempio di falsa memoria collettiva

Alle 10.25 di mattina del 2 agosto 1980 una bomba piazzata da terroristi neofascisti esplose nella Stazione Centrale di Bologna uccidendo 85 persone e ferendone più di 200. L’orologio posto sul piazzale della stazione si fermò a quell’ora. Tutti ricordano distintamente che è stato lasciato fermo da allora per ricordare la strage e da allora chi passa da Bologna lo vede così. Non è vero. Si tratta in realtà di un falso ricordo di massa. L’orologio fu riparato e continuò a funzionare fino al 1995, quando si ruppe nuovamente. Fu solo allora che si decise di puntarlo nuovamente alle 10.25 e lasciarlo fermo così per commemorare le vittime della strage (“Fermate l’orologio di Bologna“).

I falsi ricordi sono un problema di monitoraggio della fonte (source-monitoring), l’incapacità di ricordare dove e quando un’informazione sia stata acquisita: per esempio, pensiamo che un amico ci abbia raccontato una notizia mentre in effetti l’abbiamo sentita alla radio (o viceversa). «La memoria umana non è come un videoregistratore», dice Clancy. «È soggetta a distorsione e degrada col tempo. Ciò non significa che i “rapiti” siano psichiatricamente menomati. Non penso che debbano essere considerati strambi. Caso mai sono solo più soggetti a creare false memorie».

I soggetti il cui profilo di personalità indicava un alto livello di assorzione o di inclinazione alle fantasie erano i più soggetti ad avere scarsi risultati nel test del ricordo delle parole. Inoltre, dice McNally, tutti i “rapiti” nel gruppo delle memorie recuperate descrivevano quella che sembrava essere paralisi del sonno.

La Clancy e McNally hanno abbozzato le loro scoperte al Journal of Abnormal Psychology, riducendo il fenomeno dei “rapimenti” a una specie di equazione. La predisposizione a creare false memorie, combinata con episodi di disturbi come la paralisi nel sonno e un contesto culturale che considera possibili i rapimenti da parte degli alieni possono portare qualcuno a ricordare falsamente incontri di questo tipo. «Non si deve necessariamente credere a queste esperienze per creare false memorie», dice la Clancy. «Hai appena visto ‘X-Files’ e hai pensato ‘che stronzata’; ma poi ti capita un episidio di paralisi nel sonno che ti fa andar fuori di testa e magari quelle immagini sono ancora lì nella tua mente».

X-FilesInoltre l’ipnosi può spingere le persone col dubbio di essere state rapite ad abbracciare questa interpretazione. Nel 1994 lo psicologo Steven Jay Lynn condusse un esperimento su soggetti che simulavano di essere ipnotizzati. Quando fu chiesto loro di immaginare una situazione in cui vedevano luci brillanti e sperimentavano vuoti temporali, i 91% dei soggetti cui in precedenza erano state fatte domande sugli UFO immaginò incontri con extraterrestri ed esperimenti medici. Le trame ufologiche sono dunque profondamente radicate nella cultura popolare.

Ancora, se l’esperienza del “rapimento” è una male interpretato attacco di paralisi nel sonno, come mai i “rapiti” ne sono così emozionalmente coinvolti?

Una videocassetta di Peter Faust in lacrime durante una regressione ipnotica è così impressionante che Mack ha smesso di farla vedere; sconvolgeva persino i non “rapiti“, facendo loro alzare «nuove difese». Il terrore nel viso di memorie potenzialmente false fu una delle ragioni per cui McNally sperava di esaminare i “rapiti”. Fu almeno in parte questa faccenda che lo portò alla conferenza presso la Divinity School. «Volevo sapere se la gente dovesse essere realmente traumatizzata per determinare una reazione psicologica».

McNally raccolse le testimonianze di 10 soggetti con ricordi recuperati di rapimenti e mise costoro a confronto con i dettagli più spaventosi dei loro stessi racconti – da incontri violenti a sciami di alieni volanti intorno al loro letto. Sei su dieci registrarono un livello così alto di reazioni psicologiche, compresi batticuore e tensione dei muscoli facciali, da poter ricadere nei canoni del disturbo post-traumatico da stress (DPTS, ovvero Post-Traumatic Stress Disorder, PTSD).

È interessante notare che i soggetti con DPTS reagiscono in modo fisiologico solo alleproprie esperienze traumatiche, mentre il gruppo dei “rapiti” aveva risposte accresciute anche ad altri scenari di stress, come la morte violenta della persona amata. Reagivano anche a scenari positivi, come vedere il proprio figlio appena nato per la prima volta. Questa reattività, combinata con alti livelli di assorzione, secondo McNally è collegata alla capacità di generare immagini molto vivide. In altre parole, i “rapiti” sono più portati a vivere uno scenario traumatico (o positivo) come se fosse reale, in parte a causa della loro fervida immaginazione. Reagiscono così ad esso come se lo vivessero. Ma «l’emozione non prova la veridicità dell’interpretazione», conclude McNally.

Prigionieri di guerra in Vietnam

Prigionieri di guerra in Vietnam

Per McNally la differenza più significativa tra i “rapiti” e i superstiti di traumi “genuini” non è psicologica ma attitudinale. Quelli che sperimentano il rapimento alieno sono unanimemente felici dell’esperienza. «C’è una ricompensa psicologica» dice McNally. «Questa è una grande differenza rispetto l’abuso sessuale». I sopravvissuti a traumi di ogni genere parlano di una crescita spirituale positiva, ma «nessun veterano del Vietnam dice ‘cavolo, sono contento di essere stato prigioniero di guerra’».

È comprensibile che problemi di memoria, dimostrati con un risultato scarso in un test di laboratorio, siano una spiegazione che impallidisce rispetto al comunicare con esseri sconosciuti. E se i “rapiti” da una parte possono sentirsi aggrediti dagli alieni, dall’altra si sentono speciali (e talvolta diventano famosi, n.d.t.). L’idea di essere scelti tra milioni e milioni di persone da una civiltà aliena straordinariamente superiore alla nostra è senz’altro più gratificante e suggestivo che non quella di essere vittima di un disturbo del sonno. Per questo motivo «non cercano di demistificare la loro esperienza» dice McNally, la cui decostruzione della paralisi nel sonno per una donna incontrò un sorriso educato e un’esortazione a «pensare fuori dagli schemi». Quando McNally, alla conferenza di Mack, alla fine pronunciò le parole fatidiche “paralisi nel sonno” disse che «ci fu un silenzio imbarazzante, come se qualcuno avesse ruttato in chiesa».

«Non sono personalmente interessato a quello che ha scoperto Susan Clancy», ammette Bueche, per il quale il test della memoria è stato «50 dollari e cibo cinese gratis». «Non ho bisogno di evidenze o prove. La maggior parte di chi ha sperimentato queste cose è ben oltre tutto ciò. La questione è ciò che puoi imparare a prescindere dal fatto che sia fisicamente reale o interdimensionale o qualcosa di grandioso generato dalla mente».

Mack controbatte che nessuna combinazione di paralisi del sonno e serie televisiva di fantascienza può spiegare fenomeni come gli avvistamenti di alieni da parte di bambini in una scuola dello Zimbabwe che erano del tutto svegli. «Non ci si avvicina nemmeno», dice. Nel suo secondo libro “Passport to the Cosmos, chronicles abduction as a cross-cultural phenomenon”, Mack trova evidenze di paralleli sessuali ed ecologici ai “rapimenti” americani in quasi ogni continente.

Mack sta al momento lavorando al suo terzo libro, che esamina lo scontro tra «il materialismo scientifico e un punto di vista non razionale». Sta sempre più prendendo le distanze dalla questione se gli alieni esistano o meno nel mondo fisico, concentrandosi di più su una “realtà consensuale” che ci preclude persino di accarezzare una simile possibilità. «Spogliamo il cosmo di altre intelligenze a meno che non possano essere provate», afferma Mack. Sul lavoro di McNally e della Clancy del dipartimento di psicologia, a un tiro di sasso, Mack dice che «viviamo in mondi diversi».

(di Kaja Perina, 1/3/2003, Psychology Today)

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P.S.

E ora, visto che di questi “rapiti” sarete stanchi, mettetevi nei panni dei rapitori! Potete giocare on-line a fare gli alieni cattivi qui !!! È necessario il plug-in Adobe Shockwave (si sa, gli alieni sono tecnologicamente avanzati). 😉


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