L’homo sapiens è “nato” prima di quanto si pensasse?

8 giugno 2017
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Una ricostruzione al computer dei resti  fossili di Jebel Irhoud mostra un viso piatto, tipicamente moderno e un più primitivo cranio allungato.

Mi è toccato aggiornare il mio articolo Diventare uomini: una linea cronologica dell’evoluzione umana e chissà quante volte ancora dovrò farlo…

Forse la nostra specie è più antica di quanto si pensasse. Una recentissima ricerca pubblicata sull’ultimo numero di Nature anticiperebbe di centomila anni l’origine dell’homo sapiens.

Un recentissimo  ritrovamento fossile in Marocco, nella cava di Jebel Irhoud, collocherebbe a circa 315.000 anni fa il più antico e primitivo fossile attribuibile all’homo sapiens [vedi qui, qui e qui]. Le caratteristiche facciali, mandibolari e la morfologia dentale sono moderne mentre la mascella massiccia, la morfologia cranica allungata e quella endocraniale appaiono più primitive. Sappiamo che controllava il fuoco perché nel sito sono stati trovati resti di carbonella insieme a lame litiche e resti di animali con segni di macellazione.

A questa sottospecie non è stato ancora attribuito un nome. Se la ricerca fosse confermata, sposterebbe la “culla” della nostra specie dall’Africa Orientale a quella Nord-Occidentale o più probabilmente indicherebbe un processo evolutivo lungo e complesso che avrebbe coinvolto tutta l’Africa. Le “origini” andrebbero anticipate di almeno centomila anni rispetto ai 195.000 anni fa supposti in precedenza.


Diventare uomini: una linea crono-genetica dell’evoluzione umana

5 maggio 2016
Hominid skulls

Il cranio chiaro in basso a destra appartiene a un uomo moderno, homo sapiens sapiens, di 22.000 anni fa (Cro-Magnon, Francia). Gli altri, da sinistra a destra, sono di un australopitecus africanus (3-1,8 milioni di anni fa), di un homo habilis (2,1-1,6 milioni di anni fa), a un homo erectus (o ergaster, 1,8-0,3 milioni di anni fa), e l’ultimo, scuro, a un altro sapiens sapiens di 92,000 fa (Qafzeh, Israele).

Ho vi­sto uno splen­di­do sli­de show pub­bli­ca­to sul si­to della BBC che è la na­tu­ra­le es­ten­sio­ne del post Di­ven­ta­re uo­mi­ni: una li­nea cro­no­lo­gi­ca del­l’evo­lu­zio­ne uma­na.

Ri­­as­­su­­me le tap­­pe del­­la no­­stra evo­­lu­­zio­­ne non at­tra­ver­so i ri­tro­va­men­ti pa­leon­to­lo­gi­ci e le da­ta­zio­ni geo­lo­gi­che, ma ri­per­cor­ren­do nel cor­so dei mi­lio­ni di an­ni le mu­ta­zio­ni ge­ne­ti­che che ci han­no re­si quel­lo che sia­mo.

Eccolo qui, tradotto, adattato e integrato.

I sem­pli­ci pas­si che ci han­no re­si uma­ni

Nel cor­so di di­ver­si mi­lio­ni di an­ni, le an­ti­che scim­mie si so­no gra­dual­men­te evo­lu­te in es­se­ri uma­ni. Ec­co i cam­bia­men­ti chia­ve che han­no spe­ri­men­ta­to in que­sto lun­go cam­mi­no evo­lu­ti­vo…

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