Diventare uomini: una linea crono-genetica dell’evoluzione umana

5 maggio 2016
Hominid skulls

Il cranio chiaro in basso a destra appartiene a un uomo moderno, homo sapiens sapiens, di 22.000 anni fa (Cro-Magnon, Francia). Gli altri, da sinistra a destra, sono di un australopitecus africanus (3-1,8 milioni di anni fa), di un homo habilis (2,1-1,6 milioni di anni fa), a un homo erectus (o ergaster, 1,8-0,3 milioni di anni fa), e l’ultimo, scuro, a un altro sapiens sapiens di 92,000 fa (Qafzeh, Israele).

Ho vi­sto uno splen­di­do sli­de show pub­bli­ca­to sul si­to della BBC che è la na­tu­ra­le es­ten­sio­ne del post Di­ven­ta­re uo­mi­ni: una li­nea cro­no­lo­gi­ca del­l’evo­lu­zio­ne uma­na.

Ri­­as­­su­­me le tap­­pe del­­la no­­stra evo­­lu­­zio­­ne non at­tra­ver­so i ri­tro­va­men­ti pa­leon­to­lo­gi­ci e le da­ta­zio­ni geo­lo­gi­che, ma ri­per­cor­ren­do nel cor­so dei mi­lio­ni di an­ni le mu­ta­zio­ni ge­ne­ti­che che ci han­no re­si quel­lo che sia­mo.

Eccolo qui, tradotto, adattato e integrato.

I sem­pli­ci pas­si che ci han­no re­si uma­ni

Nel cor­so di di­ver­si mi­lio­ni di an­ni, le an­ti­che scim­mie si so­no gra­dual­men­te evo­lu­te in es­se­ri uma­ni. Ec­co i cam­bia­men­ti chia­ve che han­no spe­ri­men­ta­to in que­sto lun­go cam­mi­no evo­lu­ti­vo…

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Un pub nel paleogene?

26 marzo 2014
Antichi birrai (scherzi a parte, gli antichi egizi bevevano veramente birra)

Antichi birrai (scherzi a parte, davvero gli egizi bevevano birra)

Poco tempo fa mi è capitato di leggere una delle solite fesserie contro la teoria darwiniana dell’evoluzione delle specie.

Intrappolati nel permafrost dell’Alaska sono stati trovati batteri vecchi di 30.000 anni (vedi qui). Nel loro DNA è stata trovata una componente che denoterebbe resistenza ad alcuni antibiotici. La domanda sorge spontanea: come potevano essere immuni agli antibiotici dei batteri vecchi di 30.000 anni se gli antibiotici sono stati inventati solo 70 anni fa? Al fuffaro creazionista basta la domanda: quei batteri sono una prova dell’insensatezza della teoria darwiniana.

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Tyche, signora delle comete; Nemesis, signora della distruzione; e Nibiru, signore dei creduloni

2 aprile 2011
Giove

Giove potrebbe non essere il più grande pianeta del Sistema Solare

Nel novembre dello scorso anno la rivista scientifica Icarus ha pubblicato uno studio [1] degli astrofisici John Matese e Daniel Whitmire che hanno proposto l’esistenza di un nuovo pianeta addirittura più grande di Giove all’estrema periferia del sistema Solare, dentro la nube di Oort.

Questo gigante lontanissimo ogni tanto scaglierebbe verso l’interno del sistema solare qualche cometa dall’immensa riserva di palle di neve sporca che costituisce la nube di Oort.

L’autorevole annuncio viene 30 anni dopo la congettura scientifica di Nemesis e qualche anno dopo la baggianata pseudoscientifica di Nibiru: c’è da crederci?

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Diventare uomini: una linea cronologica dell’evoluzione umana

7 marzo 2011

Aggiornato il 1/1/2016

L’ho trovato su NewScientist e non ho saputo resistere!

Ecco qua – tradotta, integrata, estesa e corredata di fonti – una concentratissima cronistoria dell’evoluzione della nostra specie a partire da quando i nostri antenati si differenziarono da quelli degli altri ominidi, tra i quali lo scimpanzé è il nostro parente più prossimo, e fino alla comparsa della scrittura, evento che convenzionalmente segna la fine della preistoria.

Evoluzione umanaNon c’è nulla di definitivo, visto che nuove scoperte potrebbero cambiare anche profondamente fatti e numeri, ma per il momento pare che – grosso modo – le cose possano essere andate così…
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Il sangue del T-Rex

6 febbraio 2011
Big Mike

Fig. 1 - "Big Mike" è uno scheletro di T-Rex ottimamente conservato

Sul numero di “Le Scienze” di questo mese c’è un articolo di una paleontologa, Mary H. Schweitzer, sul ritrovamento di materiale organico nei fossili di dinosauro.

Uno specchietto nell’articolo spiega che si è sempre ritenuto che nei processi di fossilizzazione, con il passare del tempo, tutti i composti organici scomparissero, lasciando al loro posto solo resti minerali inerti; tanto che – da quando esiste la paleontologia – gli scienziati hanno ragionato solo sulle dimensioni e la forma delle ossa fossili.

La Schweitzer però ha trovato qualcosa di strano in un fossile molto ben conservato di Tyrannosaurus rex. Dove avrebbe dovuto esserci un vaso sanguigno vide delle sferette color rubino (vedi fig. 2 più sotto), all’apparenza molto simili ai globuli rossi nucleati del sangue dei vertebrati non mammiferi. Possibile che fossero davvero residui di materiale organico, e magari addirittura di sangue?

Come deve comportarsi uno scienziato quando pensa di aver scoperto qualcosa che stravolge idee date per acquisite da secoli?

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