Le “profezie” della scienza

16 luglio 2017
io1

Io è il corpo più geologicamente attivo del Sistema solare. Nella parte superiore, quasi al centro, è visibile un pennacchio vulcanico.

A volte discutere con i crackpot, i cretini che credono di essere dei geni e di avere scoperto teorie rivoluzionarie, non è inutile come sembra.

Ce n’è uno che imperversa su Usenet (un social network ante litteram) proponendo la sua “teoria” della gravitazione (una revisione delle sfere celesti) che cerca disperatamente di trovare pecche della gravitazione newtoniana. I suoi tentativi si risolvono sempre in fallimenti vuoi perché la pecca è inventata, vuoi perché non ha capito ciò di cui parla, vuoi perché la spiegazione va oltre le quattro operazioni di base, vuoi perché – come in questo caso che voglio raccontarvi – la presunta pecca è tutto il suo opposto.

L’ultima volta che ci ho discusso sproloquiava dell’orbita del satellite Io di Giove e del fatto che, secondo lui, la meccanica newtoniana non spiegherebbe le deformazioni che quel corpo subisce a causa della gravità gioviana (con annesso un immancabile complotto del silenzio da parte della NASA e degli scienziati)…

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Pianeti erranti

20 maggio 2011
Un pianeta vagante

Un pianeta vaga libero e solitario nell'oscurità dello spazio, non legato ad alcuna stella

Gli antichi osservatori del cielo vedevano le stelle seguire tutte lo stesso percorso, notte dopo notte, come se fossero incastonate nella volta celeste. Oggi sappiamo che non è così ma fin quasi alla fine del XVI secolo si pensava che fossero fisse.

Alcune di quelle luci però non si comportavano così; il Sole e la Luna, per esempio, ma anche cinque luci minori. Gli antichi greci le chiamarono planētēs, ossia “vagabondi” (nell’accezione di errabonde). Erano i cinque pianeti classici, gli unici visibili a occhio nudo: Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno.

Furono fatte varie congetture che giustificassero il loro vagabondare (teoria geocentrica, epicicli, …) fino ad arrivare a Keplero e Newton, che spiegarono in modo definitivo il moto di questi corpi. I pianeti non possono vagabondare: il loro moto obbedisce a delle leggi ben precise.

Queste stesse leggi prevedono però che un pianeta, in seguito ad incontri ravvicinato con un altro corpo dall’orbita insolita, possa liberarsi dall’influsso della propria stella (si veda l’articolo su Nibiru per un esempio), restituendo in un certo senso al proprio nome il significato originale.

Il seguente articolo pubblicato dalla NASA parla di una ricerca giapponese-neozelandese che si è occupata di questi vagabondi del cielo…

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Acqua sulla Luna!

24 settembre 2009

Missione LCROSSL’annuncio è stato dato (ANSA). La NASA, in una conferenza stampa, ha confermato le indiscrezioni che giravano ieri.

I dati – pubblicati dalla prestigiosa rivista scientifica Science – provengono dagli strumenti di tre sonde automatiche diverse, quelli dell’indiana Chandrayaan-1, il radar italo-americano della sonda Cassini (VIMS), e quelli della sonda NASA Deep Space, e hanno fornito risultati concordanti: c’è acqua sulla Luna, ed è relativamente abbondante (meno che nella sabbia dei nostri deserti terrestri, ma comunque molto di più di quanto si pensasse).

«Per “acqua sulla Luna“», spiega Carle Pieters of Brown University, «non bisogna intendere laghi, oceani o anche solo pozzanghere […] ma molecole di acqua o di ione idrossido (OH) che interagiscono con le molecole di roccia e polvere, specificamente nei primi millimetri della superficie lunare».

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