Plutone batte un cinque

12 luglio 2012

Lo Hubble Space Telescope non cessa di darci soddisfazioni. A un anno dalla scoperta della quarta luna di Plutone, ecco la quinta (articolo NASA).

Plutone e il suo sistema di cinque lune

Plutone e il suo sistema di cinque lune

Per il momentosi chiama P5. Come la sua sorella P4 non ha ancora un nome. Si tratta di un corpo molto piccolo, dai 10 ai 25 km di diametro, probabilmente composto quasi interamente di ghiaccio, che percorre, in poco più di venti giorni terrestri, un’orbita circolare a 42000 km dal pianeta.

Intorno al piccolo Plutone (ha un diametro di 2322 km contro i 3475 della nostra Luna) che orbita a cinque miliardi di km dal Sole (il raggio dell’orbita terrestre è circa 150 milioni di km) c’è un vero e proprio sistema planetario in miniatura. Si pensa che possa essersi generato da uno scontro cosmico con un altro piccolo pianeta, in un lontano passato. Quando la sonda New Horizons arriverà a Plutone nel luglio 2015 troverà un ambiente ben più complesso di quanto si pensasse al suo lancio, nel gennaio 2006. I ricercatori che seguono la missione avranno il loro bel daffare per pianificare tutte le attività di osservazione di un sistema così inaspettatamente complesso durante il velocissimo passaggio ravvicinato. Non ci saranno infatti altre opportunità, visto che la sonda non si fermerà (sarebbe stato troppo costoso portarsi il carburante per una frenata così potente) ma procederà sparata verso la cintura di Kuiper, dove gli scienziati sperano di fare nuove scoperte.

La sonda NASA si trova nel momento in cui scrivo a oltre 3 miliardi e mezzo di km dal Sole e viaggia a una velocità di oltre 15 km/s rispetto al nostro astro (Where is New Horizons?).


Vedere è credere?

21 luglio 2011

Tradotto, adattato ed integrato dall’articolo “Seeing is Believing“, di Stephen Benedict-Mason, psicologo (dal suo blog “Look At It This Way” su Psychology Today)

Dischi volanti

Dischi volanti

Da quando, nel 1947, fu usato per la prima volta il termine “dischi volanti”, ci sono stati letteralmente migliaia di rapporti su avvistamenti e incontri.

Il problema è che, in oltre 60 anni di presunti casi, non si è ancora trovata un sola prova convincente.

Quando gli scienziati osservano questo schema – tanti racconti ma nessuna prova valida – lo classificano come resoconto aneddotico.

Perché mostrarsi scettici su racconti spesso in buona fede? Leggi il seguito di questo post »


Come combattere comete assassine e allineamenti catastrofici con le mele

2 giugno 2011

La mela di NewtonMi ero riproposto di non scrivere più su un argomento così sciocco ma il clamore sulla cometa Elenin a quanto pare non cala. Evidentemente molte persone hanno trovato strana la coincidenza, urlata a gran voce da monti siti “alternativi”,  che intorno alla metà di marzo questa cometa fosse allineata con la Terra e il Sole, proprio quando sul Giappone si scatenavano uno dei terremoti più violenti della storia e uno tsunami devastante che ha spazzato via decine di migliaia di vite.

La tesi è che la Elenin non sarebbe una cometa ma forse qualcos’altro; un oggetto astronomico massiccio e compatto la cui attrazione gravitazionale allineata a quella del Sole avrebbe sconvolto la crosta terrestre. Ha senso questa idea?

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Pianeti erranti

20 maggio 2011
Un pianeta vagante

Un pianeta vaga libero e solitario nell'oscurità dello spazio, non legato ad alcuna stella

Gli antichi osservatori del cielo vedevano le stelle seguire tutte lo stesso percorso, notte dopo notte, come se fossero incastonate nella volta celeste. Oggi sappiamo che non è così ma fin quasi alla fine del XVI secolo si pensava che fossero fisse.

Alcune di quelle luci però non si comportavano così; il Sole e la Luna, per esempio, ma anche cinque luci minori. Gli antichi greci le chiamarono planētēs, ossia “vagabondi” (nell’accezione di errabonde). Erano i cinque pianeti classici, gli unici visibili a occhio nudo: Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno.

Furono fatte varie congetture che giustificassero il loro vagabondare (teoria geocentrica, epicicli, …) fino ad arrivare a Keplero e Newton, che spiegarono in modo definitivo il moto di questi corpi. I pianeti non possono vagabondare: il loro moto obbedisce a delle leggi ben precise.

Queste stesse leggi prevedono però che un pianeta, in seguito ad incontri ravvicinato con un altro corpo dall’orbita insolita, possa liberarsi dall’influsso della propria stella (si veda l’articolo su Nibiru per un esempio), restituendo in un certo senso al proprio nome il significato originale.

Il seguente articolo pubblicato dalla NASA parla di una ricerca giapponese-neozelandese che si è occupata di questi vagabondi del cielo…

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Pianeti rocciosi e lune

5 aprile 2011

Quanto è grande la Terra?Le dimensioni relative dei corpi celesti sono tanto misconosciute quanto le distanze astronomiche.

Per esempio, molti si meravigliano scoprendo che la nostra Luna è parecchio più grande di Plutone; e che anche Mercurio è più piccolo di alcune lune del sistema solare.

Nell’immagine che segue ho messo a confronto le dimensioni dei maggiori corpi rocciosi conosciuti del Sistema Solare. Si tratta dei pianeti rocciosi, di quelli nani e di alcuni satelliti naturali di pianeti del sistema solare…

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Un pallido puntino blu

3 aprile 2011
Pale Blue Dot

Pale Blue Dot

Il 14 febbraio del 1990 la sonda Voyager 1, lanciata il 5 settembre del 1977, aveva superato l’orbita di Plutone e a sei miliardi di km dalla Terra si accingeva a lasciare il sistema solare.

Carl Sagan aveva suggerito alla NASA di scattare delle foto ai pianeti del sistema solare da quella posizione così privilegiata, una specie di album di famiglia.

Una di queste  foto (cliccate sul particolare qui a fianco per vederla intera) diventò famosa col nome di “Pale Blue Dot” (pallido punto blu).

La fascia chiara quasi verticale è un riflesso del Sole sulle ottiche della macchina fotografica. Quel pallido, insignificante puntino blu al centro della foto è la Terra.

Vedendo la Terra così, un puntino blu in mezzo all’oscurità, Sagan fece le seguenti considerazioni, di straordinaria sensibilità e drammatica attualità…

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Tyche, signora delle comete; Nemesis, signora della distruzione; e Nibiru, signore dei creduloni

2 aprile 2011
Giove

Giove potrebbe non essere il più grande pianeta del Sistema Solare

Nel novembre dello scorso anno la rivista scientifica Icarus ha pubblicato uno studio [1] degli astrofisici John Matese e Daniel Whitmire che hanno proposto l’esistenza di un nuovo pianeta addirittura più grande di Giove all’estrema periferia del sistema Solare, dentro la nube di Oort.

Questo gigante lontanissimo ogni tanto scaglierebbe verso l’interno del sistema solare qualche cometa dall’immensa riserva di palle di neve sporca che costituisce la nube di Oort.

L’autorevole annuncio viene 30 anni dopo la congettura scientifica di Nemesis e qualche anno dopo la baggianata pseudoscientifica di Nibiru: c’è da crederci?

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Tre astronavi giganti ci attaccheranno nel dicembre 2012

5 gennaio 2011

Astronave aliena in arrivo?Non bastava la profezia Maya; non bastavano Nibiru e gli Anunaki e le loro Colombe Spaziali; non bastava la supertempesta solare: no, ci volevano anche gli alieni, quelli cattivi, come in Independence Day.

Ebbene, tre astronavi giganti sono in rotta verso la Terra. Si trovano vicino all’orbita di Plutone e arriveranno nel dicembre 2012, probabilmente per attaccarci. E questa volta a dirlo non sarebbe qualche pazzoide o il credulone di turno, ma Craig Kasnov un astrofisico ricercatore al progetto SETI. Così almeno riportano i sito Examiner.com e Pravda.ru.

Non ci credete? Guardate l’immagine qui sopra. Cosa pensate che siano quella macchie blu, così perfettamente allineate? Come mai nessun atlante stellare le ha mai classificate?

Pensate possa essere un falso? Allora consultate il sito www.sky-map.org. Cliccate sul topolino (“BETA – Star Browser ver. 2”) e nella maschera di ricerca inserite queste coordinate:

16 19 38.66  -88 42 26.3

Sono la declinazione e l’ascensione retta di una zona della costellazione meridionale dell’Ottante (Octans). Nel mezzo della finestra dovrebbe comparire la stessa immagine.

Si tratta dunque davvero di un oggetto extraterrestre in rotta di avvicinamento al nostro pianeta?

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La teoria di Einstein tiene a bada gli sfidanti

24 aprile 2010
L'amasso di galassie Abell 1689

L'ammasso di galassie Abell 1689

Quasi cento anni fa Albert Einstein pubblicò la sua Teoria della Relatività Generale, un’ipotesi sulla gravitazione che in pochi anni rivoluzionò la fisica introducendo un nuovo paradigma: l’universo non più visto nelle classiche tre dimensioni euclidee dello spazio, ma come un’entità geometrica in 4 dimensioni, le tre spaziali più il tempo.

In poco tempo cominciarono ad arrivare le prime conferme e anche se la Relatività Generale occupò ben presto un ruolo centrale nella fisica moderna per il lavoro di Einstein le verifiche non sono mai cessate, anche perché non tutti i problemi sono stati risolti: come si è originato l’universo e perché sembra espandersi così velocemente? Negli ultimi anni i fisici hanno spostato la loro attenzione su teorie che competono con la Relatività Generale come possibili spiegazioni per l’espansione accelerata dell’universo. Al momento la spiegazione più popolare per questa accelerazione è la cosiddetta costante cosmologica, che può essere pensata come un’energia, definita “oscura” in quanto non può essere rilevata direttamente [1], che esiste nello spazio vuoto e tende appunto a far espandere il cosmo, ma nuovi contendenti si sono candidati a mandare in pensione la Relatività e aspettano di essere messi alla prova.

Sono stati annunciati due nuovi studi indipendenti sugli ammassi di galassie, che hanno sfruttato le misurazioni di Chandra, un laboratorio orbitale automatico a raggi-X della NASA.

Una di queste ricerche taglierebbe le gambe a un modello rivale della Gravità Generale mentre l’altra mostrerebbe che la teoria di Einstein funziona anche per tempi e distanze su scala cosmologica. Insomma, la quasi centenaria teoria di Einstein sembrerebbe ancora la migliore sulla piazza…

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La nube che non dovrebbe esserci

24 dicembre 2009
Local fluff

La Nube Interstellare Locale nota anche come "Lanugine Locale" in un'illustrazione a cura di Linda Huff (scienziata americana) e Priscilla Frisch (Università di Chicago). Il Sistema Solare potrebbe uscirne tra poche migliaia di anni.

Ecco una notizia ghiotta sia per i catastrofisti del 2012 che per i sostenitori newage delle ondate di energie cosmiche, galattiche, cinture di luce e quant’altro.

Forse non lo sapevate, ma … il Sistema Solare sta attraversando un’aura cosmica di gas interstellare, forse delle tenui frange della cintura di luce tenute insieme dal magnetismo, in ogni caso un manto sicuramente mistico, una sfera di energia positiva che ci protegge da quella negativa di supernove esplose milioni e milioni di anni fa.

Sì, in effetti con questa roba i fuffari potrebbero costruirci bufale colossali per anni e anni.

Più prosaicamente in un interessante articolo la NASA ci racconta una scoperta fatta grazie a Voyager 1 e 2, le due sonde gemelle lanciate nel 1977 per l’esplorazione dei pianeti esterni del Sistema Solare ancora attive, giunte più lontano di qualunque altro mezzo mai creato dall’uomo e dirette verso lo spazio interstellare.

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