Il Principio di Improbabilità

4 febbraio 2016
caprone

Un caprone

Mi è capitato di recente di discutere di “caso” su un newsgroup con un caprone newage di quelli intrattabili e irrecuperabili. È convinto che il caso non esista. Dice che se qualcuno  indovina, in media, una volta su sei il dado che avete lanciato, non lo farebbe per caso. Gli ho fatto notare che è il risultato che ci si aspetta normalmente da chiunque; che anche un computer che genera un numero random tra 1 e 6 ci azzecca altrettanto bene; e che anche chi risponde sempre “4” in media ci prende una volta su 6.

Il caprone però è irremovibile: il caso non esiste e l’individuo in questione dev’essere necessariamente dotato di qualche “facoltà sconosciuta” (magari legata alla sua visione cazzara della meccanica quantistica), altrimenti avrebbe sbagliato sempre. Che si possa indovinare un numero tra 1 e 6 tirando a casaccio è per lui inconcepibile e in effetti non arriva nemmeno a capire che sbagliare sempre sarebbe tanto strano quanto indovinare sempre. Pare incredibile, ma individui del genere esistono veramente, e pretendono pure di essere esperti di fenomeni paranormali. Ma non è di questo caso umano (il caprone, intendo) che voglio parlare.

Anche dalle discussioni inutili a volte scaturisce qualcosa di utile. Facendo ricerche sull’argomento mi è caduto infatti l’occhio su un libro intitolato “Il caso non esiste” (su Amazon potete leggerne un estratto e poi magari acquistarlo, personalmente ve lo consiglio).  L’autore, David Hand, è un affermato docente universitario di statistica, uno studioso di prim’ordine a livello mondiale. Possibile che abbia scritto una simile enormità?

In effetti no, non è possibile (vedi, sotto, la legge della leva di probabilità). L’enormità è tutta merito dell’editore che voleva evidentemente un titolo ad effetto, anche se del tutto insensato. Quello originale è infatti “The Improbability Principle”, un’idea che significa sostanzialmente il contrario del titolo italiano.

Il libro parla delle coincidenze più strane, degli eventi più straordinariamente improbabili e incredibili, delle ragioni per cui accadono e continuano accadere, a dispetto del fatto che – in quanto tali – non dovrebbero accadere.

Il «principio di improbabilità» consiste di cinque leggi: inevitabilità, numeri veramente grandi, selezione, leva di probabilità e prossimità sufficiente. Esse attengono a livelli diversi. Alcune fanno riferimento ad aspetti fondamentali del modo in cui è strutturato l’universo. Altre si fondano su proprietà intrinseche di ciò che intendiamo per probabilità. Altre ancora riguardano la psicologia umana. Nelle circostanze giuste, una qualsiasi di queste leggi è sufficiente a dare prova del principio di improbabilità, ma è quando tutte operano all’unisono che la sua forza diventa notevole. E l’improbabile, per quanto inconcepibile, accade.

Di alcune di queste si è già parlato nell’articolo “La psicologia delle coincidenze”. Vediamole a grandi linee. Ve le riporto tradotte direttamente dal sito dedicato al libro.

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È solo una teoria…

27 dicembre 2015

Parlando tra noi usiamo la parola “teoria” per indicare un’idea, un punto di vista riguardo qualcosa, una congettura, un’opinione: «Ho una mia teoria su questa faccenda»… Spesso la usiamo per specificare qualcosa di cervellotico, quasi inutile, che si contrappone alla pratica: «In teoria dovrebbe funzionare, ma in pratica…»
in_teoriaQuando si sente parlare di questioni scientifiche ostiche o contro-intuitive come la Teoria della Relatività o magari quando la teoria evoluzionistica di Darwin fa a pugni con le convinzioni religiose più radicate, qualcuno si sente autorizzato a dire che, in fondo “è solo una teoria”…

Quest’affermazione, riferita a una teoria scientifica, è una delle cose più stupide che si possano dire. Vediamo di capire perché.
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In scala: il Sistema Solare

25 dicembre 2015


Vedi anche: Una questione di scala.


Logiche a confronto (2)

24 dicembre 2015

Bertrand Russel, nel 1952, scrisse un articolo che conteneva una metafora passata alla storia come “la Teiera di Russel”.

«Se io sostenessi che tra la Terra e Marte ci fosse una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un’orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi purché io avessi la cura di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata persino dal più potente dei nostri telescopi. Ma se io dicessi che, giacché la mia asserzione non può essere smentita, dubitarne sarebbe un’intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe giustamente che stia dicendo fesserie. Se però l’esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità e instillata nelle menti dei bambini a scuola, l’esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all’attenzione dello psichiatra in un’età illuminata o dell’Inquisitore in un tempo antecedente. »

È un discorso che si applica tanto alla religione quanto alle teorie newage, al paranormale, all’ufologia e alle pseudo-scienze in genere. Insomma, affermazioni straordinarie hanno bisogno di prove straordinarie, ed è assolutamente lecito e logico chiederle.

Ma per qualcuno la logica non funziona nella maniera convenzionale. In un articolo precedente avevo tradotto una vignetta che metteva queste logiche a confronto. Qui ho aggiunto una categoria: quelli che si offendono e si sentono discriminati se gli si chiede di provare quello che dicono, convinti che tutte le opinioni e le idee siano ugualmente rispettabili (cosa assolutamente falsa: se va rispettato il diritto di ciascuno di esprimere la propria opinione, nessuno mi convincerà mai a rispettare, per esempio, le opinioni di un razzista).

logiche_2

Vedi: Logiche a confronto.


Le magie che mi piacciono

6 novembre 2015
Forbici molecolari

Forbici molecolari

Leggetevi, se vi va, questo articolo su NewScientist che mi hanno segnalato oggi…

In breve, la storia è questa: c’è una bambina malata di leucemia linfoblastica acuta. Su Layla, così si chiama la bimba di un anno, ne’ la chemio ne’ altre terapie hanno funzionato e non ci sono più speranze. I genitori non si rassegnano all’inevitabile e chiedono ai medici del Great Ormond Street Hospital di Londra di provare qualsiasi cosa. Questi si rivolgono al gruppo di ricerca del dr. Qasim dell’University College di Londra che sta sviluppando una terapia genetica sperimentale…

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Il Lamento del Credulone

19 marzo 2014

Voglio credere!

I sostenitori delle pseudoscienze hanno spesso schemi comportamentali abbastanza riconoscibili nelle discussioni.

In genere, di fronte a una critica circostanziata di una qualunque ipotesi “alternativa” di quelle in cui loro credono, interverranno – magari con un  tono apparentemente bonario – dicendo di saperla lunga, che voi state trattando l’argomento con superficialità dicendo cose arcinote mentre loro sanno (o hanno saputo da persone “bene informate”) altre cose che solo gente dalla mente aperta e predisposta può comprendere; insomma: cose che voi umani non potreste immaginarvi

Salterà presto fuori che queste persone ben informate in realtà non sono proprio bene informate, che le cose “che noi umani non potremmo immaginarci” in realtà ce le immaginiamo benissimo (e magari le giudichiamo pure delle cazzate già da un po’), ecc. La polemica continuerà, il fuffaro se la prenderà per il tono arrogante e alla fine, indignato per tanta sicumera, reciterà quello che io chiamo “il lamento del fuffaro“.

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L’analogia del gatto nero

9 luglio 2013

L’analogia del gatto nerogattonero

Filosofia: è come trovarsi in una stanza buia e cercare un gatto nero.

Metafisica: è come trovarsi in una stanza buia e cercare un gatto nero che non è lì.

Religione: è come trovarsi in una stanza buia, cercare un gatto nero che non è lì e gridare: “l’ho trovato!

Scienza: è come trovarsi in una stanza buia e
cercare un gatto nero con una torcia tascabile.

(Trovato e tradotto dal web)